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Ramon Llull: tra religione e logica

La nascita e le visioni della croce

Di Ramon Llull conosciamo quello che egli decide di raccontare nella “Vita coetanea”, una sorta di biografia, della quale a volte bisogna dubitare sulla veridicità, dettata dallo stesso Llull ad un monaco francese nel 1311 circa. Lo studioso nasce nel 1232 a Palma de Maiorca, da una famiglia di ricca provenienza catalana che si era trasferita sull’isola conquistata da Giacomo I. Per tre secoli il territorio di Maiorca era stato sotto il dominio musulmano e perciò diverse erano le religioni presenti, tra ebrei, musulmani e cristiani.

 In gioventù lavora come precettore per l’infante Giacomo e vive una vita lontana dagli insegnamenti cristiani. Nel 1257 si sposa e ha due figli, ma nel 1262 avviene il fatto che gli cambierà la vita: riceve infatti cinque visioni di Gesù in croce che lo spingono ad abbandonare il suo cammino da peccatore poiché convinto che il signore l’abbia chiamato a sé per convertire gli infedeli subendo anche il martirio nel compiere la sua missione.

Una vita di predicazione e penitenza

Come San Francesco, si libera di ogni suo bene, una parte dei quali lascia alla moglie e ai figli, per dedicarsi completamente ad una vita di penitenza e con la missione di predicare il cristianesimo agli ebrei e musulmani che già credendo in un essere superiore di cui non esiste nulla di maggiore, sono già ontologicamente cristiani.

Per attenersi alla sua missione di conversione, prende a suo servizio uno schiavo arabo affinché gli insegni la lingua dei musulmani che gli è utile nel poter dialogare con loro e conoscere i loro testi. Come primo testo prodotto traduce un manuale di logica dall’arabo, la Lògica d’Algatzell mentre la sua prima opera originale il Libre de contemplació en Déu lo compone prima in arabo e poi solo successivamente lo trascrive in catalano.

Compie un pellegrinaggio a Santiago de Compostela e si sposta tra Montpellier e Maiorca dove si ferma per dedicandosi alla filosofia, alla teologia e alla medicina, studi che occuperanno ben nove anni della sua vita. Quasi certamente poté leggere e studiare opere di Aristotele, Agostino e San Anselmo così come di filosofi e studiosi di origine araba, tra tutti le opere logiche di Al-Ghazali che ne influenzarono gli scritti successivi. Nel 1276 fonda il collegio di Miramar, sull’isola di Maiorca, istituto che doveva preparare coloro decisi ad intraprendere la vita missionaria formandoli sullo studio delle lingue e della sua filosofia definita da lui stesso la sua “Arte”.

Come missionario laico viaggia per l’Europa, soprattutto nei paesi del Mediterraneo visitando le corti e domandando sostegno a re e pontefici. A Parigi insegna anche all’Università dove gli viene assegnato il titolo di maestro d’Arti, mai però quello di dottore in teologia. Prese spesso parola per scagliarsi contro gli averroisti latini e per celebrare la sua Arte come metodo infallibile per la conversione dei musulmani.

Nel 1300 è nuovamente a Maiorca continuando la sua vocazione di oratore contro gli infedeli; la sua peregrinazione non si ferma e giunge fino in Africa settentrionale dove viene catturato ed imprigionato per poi essere rilasciato. Arriva a Pisa, in Italia dove si ferma un anno e poi nuovamente a Parigi. Nella capitale francese scatena una vera e propria persecuzione contro i tanto odiati averroisti, definiti eretici perché non comprendono come unicum la filosofia e le verità di fede. L’albero della filosofia d’amore che compone in questi anni lo dedica non di meno che al re di Francia Filippo il Bello.

Nel 1311 partecipa al quindicesimo concilio ecumenico della Chiesa Cattolica, tenutosi a Vienne, dove vennero discussi argomenti importanti come la questione dei Templari e la lotta alle eresie. Per quanto riguarda l’ordine dei cavalieri Templari, dopo il processo e l’analisi delle azioni dei suoi membri ne fu decisa la soppressione. Nel corso del concilio furono inoltre condannati alcuni pensieri considerati eretici e non pertinenti ai principi cristiani, dibattito nel quale vi si inserì anche Llull chiedendo di imporre il divieto di insegnare l’Averroismo. Sempre in tale sede il missionario spagnolo sostiene la ripresa delle crociate che furono poi indette da Clemente V con l’impegno di Filippo il Bello di organizzarle.

Viaggia anche molto in territorio italiano, visitando città come Genova, Venezia, Roma. Arriva fino a Tunisi dove incontra il qadi musulmano con il quale si ritrova ad interloquire sui dettami delle due grandi religioni monoteiste. Muore nel 1316, all’età di ottantaquattro anni a Maiorca, dove le sue spoglie ancora riposano nella chiesa di San Francesco di Palma.

Laico e secolare per tutta la vita, non vi sono notizie che attestano un suo inserimento in uno degli ordini religiosi presenti a quel tempo e sono anche da scartare le ipotesi di un suo inserimento nei terziari francescani come invece era stato ipotizzato in passato.

L’Ars Magna

L’opera più nota e conosciuta dell’intellettuale spagnolo è sicuramente l’Ars Generalis Ultima o Ars Magna, resa pubblica nel 1305. Nella concezione di Llull l’Arte può essere definita come il “metodo dei metodi”, un metodo che con l’utilizzo di lettere, formule mnemoniche e diagrammi riesce a discernere il vero dal falso, applicabile a qualsiasi campo del sapere. Ramon Llull utilizza il suo metodo nella sua missione di conversione degli infedeli rivelando le verità cristiane tramite la logica e il ragionamento. L’arte è quindi un metodo analitico che si basa su schematismi derivati dalla logica aristotelica, partendo dalla convinzione che esistono dei principi logici veri in sé ed universali da cui derivare tramite il ragionamento nuove verità.

In questo lavoro, la logica e il ragionamento sono usati per convincere i musulmani della verità della fede cristiana. L’intera arte è profondamente analitica, utilizza ausili visivi e grafici per combinare idee, testarne la validità e generare nuove conclusioni. Quindi da un assoluto vero ed indimostrabile si possono derivare altre infinite verità nel campo del possibile e del probabile.

Questo metodo fu ripreso nei secoli successi da intellettuali del calibro di Cartesio: nel suo metodo filosofico è possibile ritrovare alcune logiche lulliane. Per Llull ogni problema è risolvibile scomponendolo in parti più piccole per essere poi ridotte a lettere dell’alfabeto. Nell’analisi del metodo cartesiano si eliminano le opzioni non vagliabili attraverso il dubbio arrivando a soluzioni immediate. L’Arte di Llull ha quindi dato spunti interessanti al filosofo francese che lo cita nella sua opera, unicum rispetto alla sola presenza di Cartesio e Dio.

Anche in Leibniz troviamo spunti interessanti che riprendono la concezione atomistica di Llull derivata a sua volta dalla logica di Aristotele. Come già detto in precedenza lo studioso spagnolo aveva determinato la presenza di concetti primitivi che componevano concetti più complessi. Quello che Leibniz apprezza e coglie è l’intuizione geniale dietro l’Ars Magna, che lui chiama Ars Combinatoria, ossia l’utilizzo di segni geometrici o algebrici per identificare i concetti, in modo da creare tutte le combinazioni possibili e svilupparle in una mappa universale della conoscenza.

Electorium Parvum seu Breviculum

Con il Breviculum possiamo avere una chiara e sintetica visione della vita del maestro Ramon Llull. Il codice miniato infatti ripercorre quelle che sono state le vicende più importanti nell’esistenza dello spagnolo, fornendo inoltre una compilazione degli insegnamenti e della sua Arte. Il testo viene composto da un discepolo francese, tale Thomas le Myésier, intorno al 1321. Lo scopo del seguace era quello di diffondere presso la corte francese il pensiero del suo maestro che lui chiama “il dottore illuminato”.

Il manoscritto presenta testi concisi, brevi ed efficaci dal punto di vista conoscitivo, accompagnati da ben 12 miniature a pagina intera. La scelta di presentare un apparato testuale, scarno, corredato da immagini esplicative e dettagliate derivava dalla necessità degli uomini del tempo, “gli uomini moderni”, di fruire della conoscenza con brevità e concisione.

Il codice è dal 1807 custodito alla Baden State Library Karlshure, in Germania, e rappresenta tramite le sue miniature un reperto di inestimabile valore per l’arte raffigurativa della Francia del XIV secolo. La particolarità di quest’opera è data anche dall’unicità che l’utilizzo della foglia d’oro insieme a quella d’argento le conferiscono. Le miniature possono essere suddivise in due gruppi, le prime sette raccontano storicamente la figura di Llull, dalla sua conversione del 1263 al 1307 con il suo viaggio in Nord Africa. Le restanti cinque invece spiegano in modo chiaro e limpido, la filosofia del religioso spagnolo, fornendo ai posteri una visione breve, ma completa dell’Arte lulliana e la sua applicazione nelle future elucubrazioni sulla logica.

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