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L’Apocalisse di Giovanni: la fine dei tempi

San Giovanni Apostolo

San Giovanni nasce il 10 d.C. ca a Betsaida, cittadina della Gaulanitide, al confine con la Galilea, a nord del Lago di Tiberiade. Fratello di Giacomo, uno dei pilastri fondanti, insieme a Pietro, della Chiesa, Giovanni è considerato come il teologo per eccellenza, dovuto soprattutto alla sua spinta contemplativa e profondamente spirituale.

Nei suoi scritti dice di se stesso di essere “il discepolo che Gesù amava” e la tradizione vuole che sia lui l’apostolo che poggia la testa sul petto di Gesù dopo la rivelazione dell’imminente tradimento. L’evangelista Giovanni è tra i discepoli più vicini a Cristo ed è testimone diretto dei più grandi misteri della sua vita, dalla trasfigurazione sul Monte Tabor alla preghiera nel Getzemani.

Giovanni è colui al quale Gesù affida Maria, dichiarandoli madre e figlio quando la vergine e l’apostolo si trovano entrambi ai piedi della croce dopo aver assistito insieme alla passione di Cristo. Sempre lui è il primo ad accorrere, insieme a Pietro, al sepolcro ormai vuoto ed essere così testimone, senza nessuna rimostranza di dubbio, della resurrezione del Salvatore.

Successivamente l’evangelista è tra i più attivi nelle prime fasi della nascente comunità cristiana e della sua Chiesa, predica in Anatolia, in particolare ad Efeso, dove si trasferisce insieme a Maria, e qui vive, tranne per un breve esilio sull’ isola di Patmos, fino alla sua morte avvenuta tra il 98-99 e il 104 d.C.

San Giovanni è l’unico tra gli Evangelisti a non essere anche martire della Chiesa e il simbolo che lo rappresenta nelle raffigurazioni religiose è l’aquila. È patrono di scrittori, editori e teologi e viene celebrato il 27 dicembre, due giorni dopo il Natale da lui evocato del racconto sul mistero dell’Incarnazione.

Il vangelo di Giovanni viene definito “Vangelo Spirituale” per il suo stile di scrittura raffinato e l’uso di termini con una chiara e specifica valenza teologica. Questa sua particolare composizione testuale rivela un’elaborazione complessa e studiata da collocarsi successivamente alla scrittura degli altri vangeli e portata a termine presumibilmente nella zona dell’Asia Minore, dove era presente una forte comunità cristiana. Alla base dello scritto vi è la testimonianza diretta di Giovanni stesso che fu testimone dei principali avvenimenti nella vita del Cristo, dai numerosi miracoli alla Passione e Resurrezione.

L’Apocalisse di Giovanni

San Giovanni è anche l’autore dell’Apocalisse, nota anche come Libro della Rivelazione poiché apokálypsis in greco significa proprio rivelazione. L’Apocalisse è l’ultimo testo del Nuovo Testamento e perciò anche l’ultimo libro della Bibbia Cristiana, un testo difficile da interpretare e l’unica apocalisse inserita nel canone biblico. Il Libro della Rivelazione fa parte di una serie di scritti definiti letteratura giovannea poiché se non direttamente scritta da Giovanni Apostolo, sicuramente è stata realizzata da ambienti affini ai suoi insegnamenti.

Quasi trecento versetti hanno al loro interno un richiamo veterotestamentario, ossia riferimenti ai testi dell’Antico Testamento soprattutto ai libri dei Profeti come Ezechiele, Isaia, Daniele e Zaccaria, ai Libri dei Salmi e all’Esodo.

L’autore dell’ultimo testo biblico si presenta come Giovanni, in esilio a Patmos, isola greca nell’Egeo, poiché uomo che porta la parola di Dio. Secondo alcuni la versione definitiva viene completata dall’autore quando questi si trova ad Efeso. Sul periodo storico di appartenenza sono quasi tutti concordi che sia stata scritta verso il termine dell’Impero di Domiziano, intorno agli anni 90 del I secolo. Anche gli ortodossi concordano per questa datazione tanto da aver festeggiato il diciannovesimo centenario dell’opera nel 1995.

L’opera stessa fornisce indicazioni sul periodo della sua composizione: sono citati i primi martiri cristiani; vengono raccontate le persecuzioni da parte dei romani. L’apocalisse propone quindi la descrizione di una Chiesa perseguitata dallo Impero. È sicuramente una persecuzione religiosa, perciò è quasi certa la datazione al tempo di Domiziano, essendo il primo persecutore dei Cristiani dopo Nerone, che però non aveva avuto motivi legati alla religione. L’imperatore Domiziano infatti pretese di essere venerato come divinità, quando ancora in vita, anche nella parte orientale dell’Impero e al rifiuto dei Cristiani di fare ciò iniziò la prima persecuzione con motivo religioso.

Recentemente studiosi moderni hanno ripreso la tesi di alcuni autori antichi ed attribuito l’opera al tempo di Nerone. Il testo dell’Apocalisse con le sue informazioni ci avvicina ad un compromesso tra le scuole di pensiero. L’esilio di Giovanni a Patmos sembrerebbe coincidere con il periodo del “sesto re” ossia Nerone, ma la stesura finale dell’opera sarebbe da mettere in relazione con l’epoca di Domiziano che l’autore nel testo considera come una reincarnazione di Nerone, tanta la sua crudeltà nelle persecuzioni cristiane.

Il genere letterario apocalittico

L’Apocalisse è parte del genere letterario apocalittico. Anche alcuni testi dell’Antico Testamento ne sono esempi, come i libri di Daniele ed Ezechiele e alcuni racconti apocrifi. Sviluppatosi in modo massiccio nei primi secoli dopo la venuta di Cristo deriva dal genere letterario della profezia, di cui è un naturale sviluppo. Entrambi i generi presentano una rivelazione del Divino agli uomini in particolari momenti e situazioni.

Se quello profetico fa ripetuto uso delle “parole di Dio”, di riflessioni del profeta stesso, quello apocalittico utilizza in particolar modo visioni, simboli ed immagini a forte impatto emotivo. Le visioni, che il profeta avrebbe ricevuto per comunicarle agli uomini, sono più che altro artifici letterari, strumenti per comunicare delle idee. I simboli sono per lo più numerici, si riferiscono alla realtà altre da interpretare correttamente. Le immagini invece sono precipue per una descrizione dei personaggi e di animali: un personaggio che ha molta conoscenza verrà descritto come uno dai molti occhi. Tutti questi elementi si mescolano senza una coerenza percepibile a primo impatto lasciando spesso chi si approccia al testo con un senso di sconcerto e stordimento.

Passato, presente e futuro si presentano in simultanea nel genere apocalittico: i fatti non sono di facile collocazione a livello temporale. Il tempo con cui è scritto il testo è al futuro, ma è rivolto principalmente al presente in un gioco sottile in cui si parla al futuro per descrivere il presente.

La letteratura di ispirazione apocalittica è maggiormente d’uso durante i periodi di forte crisi, al fine di essere messaggera di speranza. Tutto è incentrato sulla fiducia posta sulla vittoria finale del Bene che sconfiggerà qualsiasi male e periodo buio.

Il racconto dell’Apocalisse

Il libro della Rivelazione è indirizzato alle sette chiese dell’Asia Minore: Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatira, Sardi, Filadelfia e Laodicea, al fine ultimo di incoraggiare i cristiani perseguitati a resistere alle vessazioni promettendo l’arrivo di un regno escatologico, dove il Bene avrebbe trionfato sul male.

Dopo la parte pastorale con le lettere per le chiese, viene presentata la visione celeste, quattro esseri viventi e ventiquattro anziani sono in venerazione del Divino e avviene l’intronizzazione dell’Agnello. La prima parte dell’opera termina con l’apertura dei sette sigilli e l’avvento dei quattro Cavalieri dell’Apocalisse (conquista, guerra, carestia e morte) che portano i sette flagelli, ed infine i sette suoni di tromba.

La seconda parte del libro ha inizio con il primo dei sette segni: è l’immagine di una donna insieme al bimbo partorito mentre è perseguitata dal drago con sette teste e dieci corna. Successivamente sono presentati gli altri segni: la bestia del mare, la bestia della terra, l’agnello e i vergini, i tre angeli, il figlio dell’uomo e gli angeli delle sette piaghe. Seguono i sette calici, la caduta di Babilonia e la famosa prostituta. Il testo si chiuse con la sconfitta della bestia, il regno dei mille anni, il giudizio finale e la Gerusalemme celeste.

A chiusura dell’Apocalisse una frase emblematica, che funge da monito: “Se qualcuno vi aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali i flagelli descritti in questo libro; se qualcuno toglie qualcosa dalle parole del libro di questa profezia, Dio gli toglierà la sua parte dell’albero della vita e della santa città che sono descritti in questo libro. (Ap. 22,18-19)”.

Le diverse interpretazioni del testo

Di interpretazioni dell’Apocalisse ve ne sono diverse, ma alcune più di altre hanno raccolto consensi e seguaci.

L’approccio storico-critico, predominante fra gli studiosi dalla fine del XVIII secolo, studia l’Apocalisse come testo appartenente al genere apocalittico, popolare nella cultura ebraica dopo la diaspora babilonese, ad esempio con il libro di Daniele, e fatto proprio anche dai primi cristiani. Il simbolismo dell’opera è da riportare al contesto storico e culturale, nonché sociale in cui essa è elaborata. Questo tipo di interpretazione viene definita sincronica poiché negli aventi del libro sono pensati come allegorie della lotta della Chiesa ai suoi albori contro il Paganesimo ed il Giudaismo.

La visione invece prettamente religiosa del testo, legandolo al sistema di profezie bibliche, sostiene che il libro letto in connessione con le altre sezioni escatologiche della Bibbia, è di fatto una profezia sulla fine del mondo come noi lo conosciamo. Due i punti di vista principali di questa interpretazione: la Visione futurista o escatologica, che ritiene l’Apocalisse un testo che annuncia la fine del mondo e l’avvento degli episodi che la preparano e la Visione storica o diacronica, che intende gli eventi narrati nel libro come prossimi a venire dal I secolo dopo Cristo fino alla sua seconda venuta sulla Terra.

Una terza interpretazione fa riferimento al sistema della teologia della storia e ricollegandosi agli enunciati patristici legge le profezie dell’Apocalisse come racconti prettamente religiosi, con un forte significato allegorico. Il testo non sarebbe perciò una cronaca profetica, anche riallacciandosi al pensiero biblico per il quale gli ultimi tempi hanno avuto già inizio con la Venuta di Cristo e termineranno solo con la Parusia, esito finale della lotta tra bene e male.

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