Skip to content

La nascita del Romanzo Picaresco e la storia del Buscón

Il romanzo picaresco

La definizione di romanzo picaresco deriva dal termine picaro che fa la sua comparsa per la prima volta in Spagna nel 1520. Dal Seicento è possibile ritrovarlo nei dizionari come definizione di villano, mascalzone, furfante. Il romanzo picaresco è perciò un romanzo in cui il personaggio narra in prima persona le proprie vicende di vita, raccontando tutte le sue malefatte e furberie rocambolesche.

Il picaro è spesso un protagonista di umili natali, orfano o non riconosciuto dai propri genitori, che perciò non conduce una vita semplice, ma è spesso in difficoltà. La lotta per sopravvivere è ricca di colpi di scena, azioni dal discutibile valore morale e gesti che esulano dal corretto percorso segnato dalla legge. Scene comiche si alternano a scene più tragiche, rendendo la narrazione un’altalena di emozioni ed avventure. Questo tipo particolare di romanzo è rimasto in auge per circa due secoli per poi trasformarsi e scomparire.

Lo stile del romanzo

Una delle particolarità del romanzo picaresco, è lo stile con cui esso è scritto. Divergendo dalla teoria dei generi, che prevedeva un livello differente in base al tipo di composizione, il tono del romanzo picaresco è perlopiù semiserio, mischiando episodi più tragici ad altri incentrati sull’ironia, creando uno stile vero e proprio, una commistione di burlesco e tragicomico dove eventi seri sono descritti con tratti comici e, dall’altra, esempi di comicità assumono toni epici. Il romanzo assume spesso i toni della satira grazie a questa dissonanza fra lo stile della narrazione e il suo contenuto.

Il racconto in prima persona

Quello che però differenzia il romanzo picaresco dalle altre forme letterarie è sicuramente la sua forma autobiografica. L’autobiografismo è ereditato dalle cronache di viaggio che si diffusero nel Cinquecento a seguito delle prime scoperte geografiche, racconti scritti in prima persona e narrati come verità.

A differenza della forma di diario che presentavano queste cronache nel romanzo picaresco l’utilizzo della forma in prima persona consentiva all’autore di sgravarsi delle possibili affermazioni scomode e delle critiche mosse alla società del tempo. L’autobiografismo è sicuramente uno strumento che lascia maggiore libertà di satira, ma rende difficile evidenziare il pensiero dell’autore, così che non è possibile definire il romanzo picaresco come un’autobiografia.

La crisi della società feudale

Il romanzo picaresco descrive la crisi della società medievale, il periodo della nascita di una borghesia sostenuta dai commerci, una classe media che spinge per ottenere diritti e che determina una propria etica, contraddicendo l’idea che la nobiltà possa essere stabilita solo per nascita. Con i poemi cavallereschi e lo stilnovismo l’amore diventa centro dei racconti, la galanteria e le avventure amorose sono l’interesse principale del pubblico di lettori che vede un aumento anche delle lettrici femminili.

Questi romanzi denunciano perciò l’attaccamento ai valori di una società, quella nobiliare, ormai sul viale del tramonto, il punto di vista è quello borghese dove un personaggio dagli umili natali è alla ricerca di fortuna sfidando l’ordine costituito garantito da Dio con l’inventiva del nascente capitalismo.

Il romanzo picaresco come inizio del romanzo moderno

L’importanza nella letteratura che ricopre il romanzo picaresco è assoluta: senza di esso non avremmo il romanzo come oggi noi lo conosciamo. Il personaggio del picaro nasce e cresce grazie alla filosofia rinascimentale che metteva l’uomo al centro dell’universo, artefice egli stesso del proprio destino. A seguire si sviluppano le altre tipologie di romanzo, fino alla scomparsa del romanzo picaresco e della sua satira intorno al XIX secolo con l’avvento del romanzo moderno e del romanticismo, declino che ha avuto inizio proprio con un famoso romanzo picaresco, il Don Chisciotte. È tuttavia possibile riscontrare alcuni elementi picareschi, come i toni satirici o lo spirito di avventura anche in successive forme narrative.

Il primo esempio in Spagna

Il primo romanzo picaresco a noi pervenuto è il Lazarillo de Tormes del 1554 successivamente viene pubblicato Guzmán de Alfarache di Alemán (1599-1604). Altri romanzi picareschi iniziano ad essere composti in molti luoghi della penisola iberica fino al componimento del famoso e già citato, il Don Chisciotte di Miguel de Cervantes scritto nel 1605.

L’espansione in Europa

Alla fine del Cinquecento il romanzo picaresco si espande anche al di fuori della Spagna: il primo è The Unfortunate Traveller di Thomas Nashe, dato alle stampe nel 1594 e sicuramente influenzato dal Lazarillo de Tormes. Il romanzo narra le avventure e la vita di un paggio della corte di re Enrico VIII. Ad elementi picareschi si mescolano a tratti cavallereschi e alla letteratura amorosa.

Diversamente dai romanzi spagnoli la moralità dei personaggi inglesi è meno accentuata, la sopravvivenza costringe e spinge i protagonisti a compiere azioni anche scellerate. La costante che permane è la non capacità dell’eroe di cambiare la società, una deterministica fine della propria esistenza. La sorte più triste è comunque dell’eroe spagnolo: è la morale cattolica a identificare il raggiungimento del benessere, identificando la Spagna con un mondo ancora legato al feudalesimo e all’immobilismo sociale.

Il Buscón

Il Buscón o Vita del Pitocco, è uno dei più celebri romanzi spagnoli di genere picaresco, composto dallo scrittore iberico Francisco de Quevedo y Villegas tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, terminato verso il 1615-1620, pochi anni prima del trasferimento dell’autore in Italia. Viene pubblicato per la prima volta a Saragozza nel 1626, senza che però l’autore ne fosse informato, egli arrivò persino a negare di averlo scritto per paura di essere perseguito dall’Inquisizione.

Questo romanzo percorre l’onda del romanzo picaresco spagnolo iniziata con l’anonimo Lazarillo de Tormes, mantenendo comunque una sua originalità per distinti riferimenti al burlesco e ai poemi di stampo eroico, rendendo questo scritto uno dei più affascinanti e richiesti dell’epoca.

Come è composta l’opera

Del romanzo sono presenti diverse edizioni, quelle moderne sono basate su diversi manoscritti ancora oggi visibili: il “Bueno”, su un’edizione conservata a Santander, su uno della cui datazione non si è ancora certi conservato presso la cattedrale di Cordova e sulle prime edizioni a stampa del racconto, edizioni stampate tutte e due a Madrid nel 1648, che riprendono quelle di Saragozza del 1628 e del 1626. Il Bueno è comunque considerata l’edizione meglio conservata e quella più veritiera poiché più curata dal punto di vista ortografico e ritoccata e aggiustata più volte dall’autore stesso.

Tre libri costituiscono il romanzo, tutti divisi in capitoli. Sette capitoli compongono il primo libro, sei sono quelli del secondo e dieci quelli dell’ultimo e terzo libro. La suddivisione non è per nulla casuale, ma è legata ai temi che sono affrontati nel testo quali quello dell’immoralità, della crudeltà delle leggi e della società e quelli della famiglia.

I temi trattati

Il romanzo presenta una scrittura fresca, la trama è brillante e i contenuti traggono ispirazione dalle avventure di gioventù dello scrittore. I personaggi vengono caricaturizzati, resi grotteschi, il sarcasmo del racconto è palpabile, intenso, la scrittura è caratterizzata da uno stile distaccato e freddo, numerosi sono i doppi sensi, metafore, giochi di parole, utilizzando un linguaggio basso, modesto derivato dalle fasce più basse del popolo. L’atmosfera tesa, pregna di negatività e di cupezza riflette l’animo di Quevedo profondamente pessimista.

La satira si concentra principalmente sulla società del tempo, la contemporaneità fatta principalmente di arrivisti, parassiti e furfanti. L’autore è pungente sugli ebrei, sul teatro e sulla instabile salute mentale dei nobili sul filo dell’impoverimento. Sono evidenziati soprattutto i pregi dell’essere uno spirito libero vagabondo, ma è anche pesante la critica all’ inutile ispirazione del protagonista di migliorare la propria vita diventando un signore elevando la propria classe sociale. Questo comportamento è contro l’ordine sociale stabilito ed immobile da secoli e perciò il protagonista viene ridicolizzato nel suo tentativo e costretto a compiere una vita da furfante e girovago.

Il racconto

Il Buscón narra le vicende di un uomo di nome Paolo, ebreo da parte materna nato nella città di Segonia. Entrambi i genitori vivono per lo più di espedienti. Il padre, un barbiere viene descritto come un truffaldino e ladro mentre la madre pare svolga la professione di prostituta.

Il suo basso retaggio sociale non impedisce a Paolo di sognare un futuro migliore per se stesso ed ambisce a diventare un signore imparando le virtù della classe più elevata. Studia sia presso istituzioni pubbliche che private, ma in quest’ultime subisce la derisione e i maltrattamenti di studenti più abbienti nonostante una certa popolarità conquistata con la sua spacconeria e spavalderia. Il tentativo di risalire la scala sociale fallisce e perdono di senso anche i suoi nobili propositi di seguire una morale legata alla nobiltà deviando verso un futuro fatto di furti, malefatte e ricatti degni del più furbo dei mascalzoni.

Alla morte del padre, impiccato dallo zio e l’arresto della madre accusata di stregoneria il protagonista torna nella sua città natale per ricevere la sua eredità e scappare poi a Madrid, città piena di loschi individui e briganti. Durante il suo peregrinare Paolo incontra personaggi al limite della follia, bizzarri e stravaganti, descritti nei toni del burlesco e della satira. Sulla strada per Madrid riceve invece lezioni di galateo e suggerimenti legati alla socialità di corte da un hidalgo dall’aria malandrina.

A Madrid viene arrestato e per due volte finisce in galera, la prima per un raggiro, la seconda perché aveva tentato di conquistare maldestramente il cuore della figlia di un locandiere.  Successivamente diventa mendicante, scrive e recita poesie per una compagnia teatrale e alla fine è costretto a scappare nel Nuovo Mondo per non essere catturato dalla polizia. La vita del protagonista del Buscón non cambia neanche una volta arrivato in America, continuerà nelle sue serie di raggiri e furti e spacconate, mantenendo la sua vita di vagabondo e malfattore.

Particolare di uno dei manoscritti originali è la pagina scritta a mano dall’autore, una pagina in cui il protagonista del romanzo riconosce gli errori commessi nel passato e si pente di essi, lanciando un monito affinché i posteri non compissero le sue stesse malefatte e restassero invece su un percorso ligio alla moralità e all’etica.

Il Magazine di
Patrimoni d'Arte

Il Concorso Nazionale di Patrimoni d'Arte

Alcune Curiosità storiche e culturali

Ferrante d’Este: Il condottiero della congiura

Nascita e infanzia Ferrante d’Este nasce a Napoli il 19 settembre 1477 dal duca di Ferrara Ercole I d’Este e di Eleonora d’Aragona a sua volta figlia del Re di
> Leggi l'articolo

FRIDA KAHLO: l’arte che colora il dolore

Le vicende che accendono l’arte di Frida Nel 1925, il 17 settembre Frida Kahlo è vittima, insieme al fidanzato dell’epoca, Alejandro Gomez, di un incidente dovuto allo scontro fra l’autobus
> Leggi l'articolo

Dante: non solo il pellegrino della Divina Commedia

Il Padre della Lingua Italiana Dante è considerato il padre della lingua italiana e molti sono i cosiddetti neologismi da lui creati. Dovendosi mettere in relazione con un argomento delicato
> Leggi l'articolo