Nella Storia dell’Arte la Maternità è sempre stata motivo di rappresentazione pittorica, volendo dare valore ad un avvenimento che racchiude in sé il miracolo della vita. La figura della Donna e della sua prole ha sempre raffigurato il sentimento di amore profondo, di legame indissolubile e quasi divino che lega una madre al suo bambino.
Nel corso dei secoli la Maternità è stata simbolo di amore e vita, dalle Madonne con Bambino dell’arte Medievale e Rinascimentale per arrivare ai secoli più recenti con un’immagine più laica, ma non priva di fascino e sentimento. L’immagine della donna che dona la vita è emblema di valori veri, puri, di sentimenti di protezione ed appartenenza insiti in ogni essere umano, diventando spesso mezzo per sottolineare il legame di amore ed empatia che lega l’umanità tutta.
Klimt: Le tre età della Donna

Tra gli artisti che hanno rappresentato la maternità con la loro arte pittorica Klimt è sicuramente uno dei più noti. “Le tre età della donna”, realizzato nel 1905 secondo la tecnica dell’olio su tela è conservato oggi alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma in Italia. L’opera appartiene al periodo della maturità dell’artista austriaco e a suo tempo aveva ricevuto numerose critiche per il suo essere anticonformista e opposto ai canoni della tradizione dell’epoca. Il dipinto fu comunque apprezzato successivamente tanto da essere acquistato nel 1911 dallo Stato Italiano.
L’opera rappresenta una delle tematiche più care a Klimt ossia la figura della donna, raffigurata in questo caso in tre fasi differenti della vita, fasi che ricordano la bellezza, ma anche la precarietà della vita. Le tre donne sono ritratte in tre fasi diverse della vita: l’infanzia, la maternità e la vecchiaia. Nella parte sinistra il profilo di un’anziana, sul lato destro una giovane donna che tiene tra le braccia una bambina. Oltre ad essere colte da punti di vista differenti le figure sembrano essere diverse e lontane fra loro, anche lo sfondo contribuisce ad allontanarle, ciononostante Klimt le pone in nucleo unico centrale a richiamare una successione nella scansione del tempo.
La donna stringe in un tenero e materno abbraccio la bambina, come una madre con una figlia. Entrambe le figure sono nude, come a scaldarsi a vicenda, vivendo e nutrendosi di questo scambio di amore incondizionato. I due volti sono ravvicinati rispecchiando una dolcezza e un affetto che solo il legame genitoriale può esprimere, presentano un rossore che richiama quel calore di benessere derivante dall’abbraccio; gli occhi sono chiusi come per godere appieno del momento di profonda tenerezza. Anche i colori riflettono la loro situazione emozionale, uno stato di tranquillità e pace interiore che viene accentuato da toni pastello e colori chiari. All’opposto la donna anziana presenta colori cupi e tetri, curvata su se stessa si copre il volto con le mani, lasciando allo spettatore un senso di inquietudine e pessimismo.
Berthe Morisot: La Culla

Un altro quadro che racconta in maniera perfetta il legame profondo e puro che nasce dall’amore incondizionato e dal senso di protezione che unisce una madre con la propria progenie è “La Culla” realizzato dalla pittrice francese Berthe Morisot, dipinto nel 1872 e conservato oggi al Musée d’Orsay di Parigi.
L’opera raffigura un momento intimo e privato di una madre che dolcemente osserva la figlia mentre è nella culla dormiente. Un velo discende sulla culla a proteggere la piccola in un momento così tenero e delicato. La Morisot ritrae la propria sorella, Edma, che posa la mano destra sulla culla, a reggere la tendina come per coprire la piccola, in un gesto di protezione materna. Con la mano sinistra si sorregge invece il mento piegando il braccio, cosa che fa anche la bambina a simboleggiare la simbiosi e l’empatia che tiene unite le due figure.
La madre è definita da lineamenti delicati e dolci, guarda alla bambina con tenera attenzione, con la preoccupazione che riposi pacificamente e in modo sereno. Le pennellate hanno una grande fluidità, sono ricche di luce, appoggiate rapidamente sulla tela. L’accostamento cromatico, l’alternanza del bianco e del nero rende il dipinto molto luminoso e soave.
Previati: Maternità
Nel 1891 a Milano si tiene la prima Esposizione Triennale dove debuttano gli artisti del Divisionismo italiano, tra i quali Gaetano Previati che presenta una tela di grandi dimensioni dal titolo la “Maternità”.
Il dipinto rappresenta una madre curva sul suo bambino, mentre lo nutre allattandolo con amore. Il miracolo della vita è simboleggiato dall’albero, che sembra essere un melo, posto alle spalle della madre la protegge con la sua chioma rappresentando così l’incondizionato amore materno che dona sicurezza e serenità. I gigli, simbolo di vita e dell’annunciazione a Maria, e gli anemoni sono scossi da un alito di vento misterioso e gli angeli sono in venerazione davanti a lei, fonte primigenia di vita.
La maternità è qui raffigurata tramite un’immagine idealizzata, sublimata nel sentimento puro e non misurabile dell’affetto che una madre prova per i propri figli, non è una rappresentazione oggettiva, ma un’immagine visionaria carica di pathos. La semplice realtà veniva superata dalla visione immaginifica dell’artista, supportato in questo anche dalla nuova tecnica divisionista. Una pittura d’idea che andava oltre la realtà per arrivare al simbolo.
Pablo Picasso: Maternità
Anche il celebre pittore spagnolo Pablo Picasso ha interpretato il motivo della Maternità in numerose opere, la più celebre è sicuramente la ““Maternità” realizzata nel 1905 durante il suo cosiddetto periodo rosa, dove rappresenterà per lo più personaggi appartenenti al mondo del circo e il suo essere, dietro le scene, malinconico e triste.
Il dipinto presenta in primo piano una donna che allatta il suo bambino, curva e piegata verso il neonato, avvolgendolo con lo scialle che le copre le spalle. La madre ha la testa china verso destra, lo sguardo assorto semi socchiuso ad ammirare il piccolo del quale si intravede solo la testa e la manina sul seno della donna. I capelli sono raccolti in un’acconciatura in cui è apposto un fiore rosa che richiama i colori dello scialle, al dito invece un anello con pietra verde, i lineamenti fini e le mani sottili completano il ritratto di questa giovane madre.
Le tonalità sono quelle pastello nei toni del rosa e del grigio su uno sfondo indistinto dal colore blu-grigio che mette in risalto le due figure e il loro simbolismo. Madre e figlio sono qui rappresentati come una perfetta unione di anime, legate da un amore sincero ed incondizionato, tanto da sembrare fuse in un’unica essenza. La donna ricorda così le madonne rinascimentali nel suo rappresentare l’universale della maternità.
Giacomo Balla: Affetti

Legato al divisionismo e uno dei più grandi pittori futurista è Giacomo Balla che ha dedicato diverse opere a sua madre e alla rappresentazione della maternità. Il pittore è ispirato dal grande legame che aveva con la propria madre che fece molti sacrifici che permisero a lui di perseguire la sua carriera artistica.
Lo stesso amore materno che viene rappresentato nell’opera “Affetti”, trittico del 1910 dove sono dipinte la moglie Elisa e la figlia Luce. La primogenita è raffigurata appoggiata alle gambe della madre, in un momento che sembra essere una lezione di lettura. L’attimo in cui sono colte fa parte della quotidianità, dell’intimità di un gesto tanto semplice quanto carico di tenerezza e affetto. I volti sono illuminati da una luce morbida evidenziandone la dolcezza dei lineamenti, in tenue ombra tutto il resto. Il ritratto esprime profonde emozioni, un ritratto introspettivo e dipinto con l’amore che sono un padre felice può dipingere.
Il fulcro della famiglia
In questa carrellata di opere d’arte la maternità e la figura della madre sono celebrate nella loro importanza fondamentale, nel loro essere fondamentali nella vita di ognuno di noi, un legame inscindibile che ci unisce profondamente a colei che ci ha donato la vita e ci protegge dalle brutture del mondo con dolcezza e grande forza interiore. La figura materna è fulcro della famiglia, simbolo di amore talmente grande e straordinario che anche la pittura non riesce a coglierlo appieno.