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La fine di un mito politico: fra crisi socio economica e la nuova ideologia cristiana

Gli storici hanno eletto il 476 d.C. come data simbolo della caduta dell’Impero Romano d’Occidente avvenuta in seguito alla deposizione di Romolo Augustolo da parte del generale barbaro Odoacre. Sebbene vi sia un anno preciso in cui tutti identifichiamo la caduta dell’Impero di fatto esso stava attraversando già da diverso tempo una crisi irreparabile che lo aveva indebolito a tal punto da non riuscire più a controllare i vari territori assegnati sotto la sua giurisdizione. Diverse sono le cause che sono state identificate come causa della fine di uno dei più grandi imperi della storia, tra le quali le più attendibili sono una profonda crisi economico-sociale dovuta all’ingresso di popoli culturalmente diversi che avevano apportato anche nuove bocche da sfamare, il declino della forza militare, sempre più sotto pressione in seguito alle frequenti invasioni barbariche, altra causa principale, le lotte per il potere che destabilizzavano gli equilibri delle istituzioni e ne minavano l’operatività e l’affidabilità ed infine la religione cristiana che si impose come unica vera religione e diede impulso ad una forte avversione verso chi non si convertiva.

Romolo Augustolo

Ma chi era Flavio Romolo Augusto, passato poi alla storia come Augustolo, ossia piccolo Augusto, per via della sua giovane età? Il ragazzo Imperatore era figlio di Flavio Oreste, barbaro originario della Pannonia ed eletto Magister Militum dall’imperatore d’Occidente Giulio Nepote nel 475. Oreste, tuttavia, mirava ad ottenere un potere ben più grande e, supportato dall’esercito, marcia da Roma a Ravenna, ora capitale dell’Impero, al fine di deporre Nepote e prenderne il trono. L’imperatore fugge dalla capitale e si rifugia in Dalmazia, da dove non smetterà mai di rivendicare il suo trono fino alla sua morte avvenuta nel 480. Il 31 ottobre 475 l’Imperatore Romano d’Oriente riconosce di fatto decaduto Nepote e Oreste pone sul trono dell’Occidente suo figlio Romolo Augustolo, ragazzino di 12-14 anni, che poteva regnare poiché la madre era di stirpe romana.

Caduta di Romolo Augustolo e presa del potere di Odoacre

Di fatto il potere dell’Impero è concentrato nelle mani di Oreste che governa in vece del figlio. Nel 476 la situazione politica assume caratteri difficili: i popoli barbari degli Eruli, Turcilingi e Sciri chiedono di poter avere delle terre in Italia, ma Oreste si oppone fermamente alla cessione. Ecco che quindi entra in scena Odoacre, precedentemente nominato patrizio romano dal senato, che il 23 agosto guida una rivolta contro il potere Imperiale sostenuto da diverse fazioni barbare. Oreste fugge a Pavia che non regge l’assedio delle truppe nemiche e ne favorisce così la cattura. Morto Oreste a Piacenza, anche il fratello Paolo subisce la stessa fine a Ravenna e così Odoacre può deporre Romolo Augustolo, il 4 settembre 476, e prendere ufficialmente il potere.

Subito dopo la cattura Romolo, forse costretto dal generale barbaro, invia una lettera all’Imperatore d’Oriente dove dichiara che non ci sia bisogno di due imperatori e di consegnare perciò il potere a Odoacre, che successivamente, come segno di sottomissione, invierà le insegne imperiale a Costantinopoli. Il potere, quindi, è formalmente detenuto dall’Imperatore Romano d’Oriente Zenone, ma Odoacre è eletto governatore d’Italia e di fatto l’organizzazione politica e amministrativa non subisce grandi cambiamenti con il senato e il consolato che mantengono i propri compiti e privilegi. L’istituzione imperiale è ormai priva di vero potere e i territori ai quali fa riferimento sono fortemente ridotti rispetto all’estensione del passato, tanto da comprendere solamente la provincia italiana, una parte dei Balcani, la Sicilia Orientale e il piccolo regno gallico Soissons.

La fine di Romolo Augustolo

Il destino di Romolo Augustolo non è certo, anche se nell’ Anonimo Valsiano è raccontato che viene risparmiato dal generale barbaro per via della sua giovane età e sembra poi stato trasferito nella residenza che fu di Lucullo, il Castellum Lucullanum a Napoli, oggi Castel dell’Ovo. Odoacre gli avrebbe concesso anche un vitalizio, di cui non rimangono scritti ufficiali né testimonianze certe, tranne una nota del segretario del re ostrogoto Teodorico che scriveva nel 507 d.C. della conferma di una pensione ad un certo Romolo che alcuni hanno identificato proprio nell’ultimo Imperatore Romano.

Il regno di Odoacre

Una volta al potere Odoacre non si pone in contrapposizione con le vigenti regole di governo ed ottiene il pieno appoggio del Senato nel suo ruolo di guida dell’Impero. Ricompensa i suoi seguaci con l’assegnazione di terre e riesce ad offrire ai sudditi un periodo di relativa pace. Sebbene fosse di fede ariana, eresia condannata nel Concilio di Nicea del 325 d.C., non crea alcuna ostilità nei confronti della fede Cristiana dominante, tanto che la Chiesa d’Occidente può continuare la sua missione predicatrice ed evangelica.

Si presenta inizialmente come cliente dell’Imperatore Giulio Nepote, ancora in esilio in Dalmazia. Alla morte di quest’ultimo, si elegge a rappresentante dell’Imperatore Romano d’Oriente. È spesso citato come Rex ed è lui stesso ad utilizzare il termine per se stesso in almeno un ‘occasione. Nel 484 risponde positivamente alla richiesta del generale orientale Illo di supportarlo nella ribellione contro l’Imperatore Zenone invadendo con le sue truppe la parte occidentale dell’Impero d’Oriente. Zenone allora chiede al popolo barbaro dei Rugi di invadere l’Italia, ma questi vengono sconfitti da Odoacre nelle loro stesse terre tra il 487 e il 488.

È a questo punto che entra in scena il re ostrogoto Teodorico, che viene inviato in Italia dall’Imperatore Zenone al fine di sconfiggere Odoacre. Teodorico e il suo esercito invadono la penisola nel 489 costringendo Odoacre a rifugiarsi a Ravenna che viene chiusa in lungo ed estenuante assedio fino al marzo del 493 quando avviene la resa del Rex italico. Il re degli Ostrogoti indice un banchetto per celebrare la pace appena siglata, ma nel corso dello stesso è lui ad uccidere Odoacre venendo meno al patto che avevano stipulato che prevedeva avrebbero regnato congiuntamente.

Le cause di lungo corso

La ribellione di Odoacre può essere considerata il punto culminante di una crisi imperiale che andava ormai avanti da tempo. Come già accennato, la causa della fine dell’Impero Romano d’Occidente non può quindi essere riassunta nella sola deposizione di Romolo Augustolo, ma le radici sono da ricercarsi in fattori diversi e di più lungo periodo. Diverse sono le cause concomitanti che portarono al crollo del regno occidentale, tra cui la crisi demografica ed economica, le invasioni barbariche con l’ingresso di genti straniere all’interno dei confini romani e l’affermarsi della religione cristiana come principale fede dell’impero.

Crisi demografica ed economica

Durante gli ultimi secoli della sua esistenza l’Impero Romano d’Occidente soffre una crisi demografica pesante: i confini sono territori quasi disabitati a causa della povertà e delle frequenti incursioni dei barbari, le malattie stanno decimando la popolazione, soprattutto quella delle città e l’impero si ritrova con un numero molto minore di persone da poter tassare e da cui prendere denari necessari al sostentamento della sua burocrazia ed amministrazione.

Le epidemie sono il fattore che incide maggiormente sul calo demografico e di conseguenza anche sulla difendibilità dell’Impero. L’esercito fa spesso ritorno a casa decimato da epidemie di vaiolo o tifo ed è il vettore principale della loro propagazione anche fra i civili. Questo causa non solo un numero incredibile di morti, tanto che Roma arriverà a contare solo ventimila cittadini al tempo di Romolo Augustolo, ma anche uno spopolamento delle città che vengono abbandonate per le ormai scarse condizioni igieniche, vengono chiusi infatti acquedotti e terme, considerate dal Cristianesimo luogo di depravazione, che erano alla base di una buona igiene personale.

Conseguentemente al crollo del numero della popolazione l’economia ristagna, arranca e vi è un ritorno al baratto anche favorito dalla sempre più crescente inflazione. Nelle campagne vi sono meno persone per lavorare la terra e l’agricoltura subisce un netto calo produttivo così come il commercio stesso che essendo basato principalmente su un intenso scambio tra importazioni ed esportazioni subisce drastiche riduzioni in seguito allo sfaldarsi dei confini imperiali e alla crescente insicurezza dovuta alle invasioni e alle razzie che i popoli germanici compiono, attratti dalle ricchezze e vettovaglie inusuali per loro.

La tassazione infligge un altro duro colpo alla popolazione: già Diocleziano aveva dovuto adottare una riforma fiscale per far fronte ai sempre più ridotti fondi dello Stato, soprattutto per l’esercito e l’amministrazione. La riforma prevedeva una doppia tassazione, erano tassate sia le proprietà fondiarie che il reddito dei cittadini. Tutto questo porta ad una crescita incontrollata dell’inflazione che porta ad un blocco dell’economia già nel IV secolo d.C.

Anche la corruzione era un grosso problema che andava ad intaccare la sempre più flebile coesione sociale. Con il crescere dei problemi economici è cresciuta anche la forbice sociale e mentre vi sono ricchi che aumentano notevolmente le loro ricchezze vi è dall’altra parte una grande fetta di popolazione che si impoverisce e perde diritti secolari, come l’avere la rappresentanza dei tribuni della plebe.

Le invasioni barbariche

I barbari iniziano a minacciare i confini dell’Impero già dal I secolo d.C. intensificando con il tempo le loro incursioni. Agivano inizialmente in piccoli gruppi permettendo, in un primo momento, all’Impero Romano di tamponare la situazione con l’istituto giuridico dell’Hospitalitas. Con questo strumento politico ai popoli barbari, germanici soprattutto, venivano offerte terre, soldi e la cittadinanza romana in cambio del loro arruolamento nell’esercito a difesa dei confini contro altri popoli invasori.

Questa soluzione funziona fino a quando l’esercito imperiale non si trova costituito per la maggior parte da stranieri, si cittadini, ma poco legati alla cultura e alle tradizioni romane e molto più vicini culturalmente a quegli stessi popoli che devono combattere. L’impero arriva quindi ad essere in gran parte germanico, soprattutto l’esercito che era elemento portante del potere romano in conseguenza della debolezza del Senato che non riusciva ad opporsi alle varie elezioni di Imperatori da parte delle truppe. Ne consegue che l’esercito assume nelle proprie mani un potere enorme, capace di cambiare le sorti di imperatori e sudditi destabilizzando in maniera irreparabile la tenuta del regno d’Occidente.

La religione cristiana

Il Cristianesimo è senza dubbio la causa che ha avuto un maggior impatto sulla fine dell’Impero Romano d’Occidente. Le vocazioni religiose hanno inciso in maniera pesante sulla diminuzione del numero di arruolamenti e le lotte religiose per l’affermazione del credo cristiano hanno indebolito il tessuto sociale che si è disgregato sotto i colpi di esili e persecuzioni.

Anche il decremento della popolazione trova una giustificazione nel sempre maggior numero di cristiani: molte erano le persone che votavano la loro vita alla vita monastica o religiosa ed erano quindi spinti a fare voto di castità dando luogo ad una drastica riduzione delle nascite e al conseguente spopolamento dell’Impero. È dell’Imperatore Maggioriano la legge che vieta alle donne di diventare monache prima dei quarant’anni, cercando di risolvere in questo modo l’andamento discendente della natalità.

La filosofia cristiana di Sant’Agostino pone un ulteriore problema all’Impero: per il Santo, infatti, il mondo terreno è semplicemente un luogo di passaggio e delle cui problematiche non ci dobbiamo perciò curare. Molti cristiani, sebbene non si oppongano al potere esercitato dall’Impero, sono spinti da questa credenza a non agire contro le invasioni barbariche, non sentendosi partecipi del pericolo corso dall’Occidente romano.

Nel 391 d.C. Teodosio istituisce la religione cristiana come unica religione dell’Impero e le conversioni arrivano a numeri altissimi, tanto che il 50 % della popolazione, concentrata in maggioranza nelle città, diventa cristiana. La religione diviene un porto sicuro, una speranza, l’unica salvezza in un periodo di forte instabilità politica ed economica e di minaccia in conseguenza delle invasioni barbariche. Trasformata in religione di Stato, il Cristianesimo si trasforma e assume tratti autoritari, intolleranti e dispotici tanto da essere fautore di persecuzioni ed accuse contro le altre religioni del regno e soprattutto contro gli ebrei, promuovendo conversioni forzate, espropriazioni di beni e l’esilio come pena ultima.

La fine dell’età classica

Con il crollo dell’Impero Romano d’Occidente termina quella che per gli storici è definita età antica e inizia il Medioevo. Diversi regni romano-barbarici prendono il posto dell’impero e l’Europa occidentale si disgrega senza mai più ritrovare l’unità che l’aveva caratterizzata sotto il dominio Romano. L’eredità romana, verrà accolta e proseguita dall’Impero Romano D’Oriente che riesce a conservare la sua unità e stabilità politica. Questo Impero resisterà fino al 1453 anno in cui Costantinopoli verrà assediata e conquistata dagli Ottomani.

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