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La Basilica di San Pietro. Una storia millenaria

Costantino e la tomba di Pietro

L’Imperatore Costantino ha permesso il consolidarsi del primato della religione cristiana sull’intero territorio dell’Impero Romano. Con l’Editto di Milano del 313 d.C. iniziò la costruzione di diversi luoghi di culto e basiliche sia in Palestina che a Roma. Secondo il Liber Pontificalis, raccolta ufficiale delle memorie dei vescovi di Roma, Costantino decide di edificare una basilica sul luogo di sepoltura di San Pietro, crocifisso a Roma fra il 64 e il 67 d.C. Viene raccontato che fu lo stesso Imperatore a scavare la prima terra e che questa fu poi posta in dodici ceste come dodici erano gli apostoli. I resti del Santo e primo Vescovo di Roma vennero collocati invece in un sarcofago marmoreo vegliato costantemente da candele accese.

I problemi dell’edificazione della Basilica Paleocristiana

Per la costruzione della Basilica di San Pietro Antica, come venne chiamata dal momento dell’edificazione della nuova struttura nel corso del Rinascimento, vennero riscontrati diversi problemi riguardanti il luogo prescelto per erigere l’importante chiesa. Sia la pendenza accentuata del colle che la presenza di una grande necropoli crearono difficoltà per la posa della prima pietra. L’orientamento e la posizione della basilica erano vincolati dall’ubicazione del piccolo monumento eretto sulla tomba dell’apostolo tanto che gli ingegneri impegnati nella costruzione dovettero tagliare a monte parte del colle, asportando terra e costruire di contro un terrazzamento a valle per costituire quello che sarà chiamato il pianoro Sancti Petri. Le tombe della necropoli furono distrutte, le volte divelte e gli ambienti riempiti con materiale da riporto che venne poi costretto in terrapieni per evitare cedimenti e smottamenti in anni successivi.

Anche dal punto di vista giuridico-sacrale si poneva un altro problema importante: le leggi vigenti dell’Impero, infatti, difendevano e proteggevano i luoghi di sepoltura che non potevano perciò essere toccati in nessun modo. Tuttavia, la difficoltà fu presto aggirata grazie al ruolo di Pontifex Maximus che ogni imperatore assumeva una volta diventato regnante e che permise a Costantino di legiferare per la distruzione dei sepolcri della necropoli. Interessante è sottolineare la contraddizione dietro questa decisione poiché la costruzione del tempio cristiano fu possibile solo grazie alla nomina dell’Imperatore a massimo sacerdote pagano.

La durata dei lavori

Per quanto riguarda la data di inizio dei lavori un indizio importante ci viene dal grande santuario dedicato al culto iniziatico della Magna Mater Cibele. Questo tempio era un modello per i fedeli di questa dea e al culto erano dediti anche personaggi influenti ed importanti dell’ambiente romano, persino l’Imperatore Eliogabalo sembra fosse seguace del culto tanto che si racconta partecipasse a processioni al santuario su una quadriga trainata da elefanti. All’interno di questo luogo di culto erano poste diverse are, una delle quali reca un’iscrizione risalente alla metà IV secolo d.C. dove è riportata un’interruzione del culto per un periodo di 28 anni, presumibilmente dal 319 al 350 d.C. circa, che ripresero solamente con l’usurpatore filopagano Magnenzio. Da questa informazione è quindi possibile far risalire l’inizio della costruzione della basilica intorno al 319-322 d.C.

Le cause dell’interruzione del culto possono essere state molteplici, dal rumore provocato dai continui lavori che disturbava perciò le celebrazioni del culto misterico, al blocco dell’accesso al tempio per via del cantiere della basilica. Probabile anche che ci siano state forti pressioni su Costantino da parte della comunità cristiana che avversava i riti orgiastici pagani così poco concilianti con gli ideali cristiani. È poi da ricordare l’avversione dell’Imperatore per questo culto che creava difficoltà nella gestione dell’ordine pubblico.

Per quanto riguarda invece la fine dei lavori stabilire una data risulta più complesso, anche se non impossibile. I mosaici della basilica, di cui conserviamo le raccolte medievali realizzate prima della distruzione in tempo rinascimentale, ci possono dare una mano nel definire la data di completamento della basilica. Nell’arco absidale era raffigurata una vittoria costantiniana contro alcuni barbari invasori, identificabili quasi certamente con i Sarmati sconfitti dall’imperatore nel 323 d.C.. Sempre nelle rappresentazioni musive dell’arco trionfale della chiesa era narrata la sconfitta di Licinio del 324 d. C., risulta quindi impossibile che i lavori siano terminati prima del 325.

Da sottolineare che anche la croce posta sulla tomba dell’apostolo da Costantino e sua madre Elena reca un’iscrizione dove è citata la madre dell’Imperatore e perciò deve essere risalente al periodo antecedente alla morte della donna avvenuta nel 329 d.C., fatto coadiuvato dalla presenza a Roma dei due personaggi nel 326 per le celebrazioni dei vent’anni di regno. Nel 349 d.C., inoltre, un decreto dell’Imperatore Costante richiama una serie di provvedimenti del 333 dove veniva ristabilito il divieto di manomissione dei luoghi di sepoltura, ritornando così alla legislazione che normalmente era vigente prima della costruzione della basilica.

Ultimo indizio rilevante è la celebrazione della dedicazione delle Basiliche di San Pietro e San Paolo il 18 novembre. Per quella di San Paolo si ricorda la ricorrenza già nel 390 d.C. ed è quindi molto probabile che fosse già celebrata anche per San Pietro. Ad avvalorare questa tesi è l’usanza di istituire tali celebrazioni in giorni festivi e il 18 novembre cadeva di domenica proprio nel 333, diversamente il 322 o il 350 sarebbero stati troppo presto o troppo tardi. Possiamo quindi pensare che i lavori per la costruzione della basilica paleocristiana siano terminati intorno al 333 d.C., con la struttura muraria delle navate e il transetto conclusi già nel 324.

La struttura mutevole della Basilica

La basilica si presentava quindi come un’opera monumentale, di dimensioni ragguardevoli, lunga ben 123 metri di cui 66 occupati dalle maestose cinque navate, simili a quella del Salvatore in Laterano. Il transetto era un elemento unico nel suo genere, che con l’abside formano un corpo praticamente indipendente dal resto della basilica. Preziose anche le colonne tortili in stile orientale, donate proprio dall’Imperatore Costantino.

La chiesa doveva assurgere a varie funzioni: era sede delle celebrazioni eucaristiche, da qui l’esigenza di navate importanti per accogliere i fedeli, e doveva essere anche luogo di sepoltura, similmente alle basiliche extraurbane. Inumazioni importanti furono ad esempio quella della famiglia Anici del prefetto Probo, che tra il 368 e il 371 costruirono la loro cappella, simile ad una piccola basilica a tre navate, a ridosso dell’abside. Luogo di sepoltura di particolare rilievo fu anche il mausoleo imperiale della famiglia Onorio: collocato in prossimità all’estremità sinistra del transetto, era stato realizzato per Maria, prima moglie dell’Imperatore Onorio, il quale alla morte fu sepolto nello stesso luogo. Nel VIII secolo i papi Stefano II e Paolo I ne cambiarono destinazione trasformandolo nel mausoleo di Santa Petronilla.

Nel corso del tempo la basilica subì delle modifiche, dovute soprattutto all’accrescersi della sua importanza e allo sviluppo della liturgia. Il primo intervento fu quello attuato da Papa Damaso (366-384) al fine di aggiungere un battistero all’estremità del braccio sinistro del transetto. Con Papa Simmaco (498-514) lo stesso battistero viene reso ancora più monumentale con l’aggiunta di tre oratori, dedicati alla Santa Croce, a San Giovanni Evangelista e a San Giovanni Battista, a richiamare quelli del battistero lateranense, dove per un periodo aveva avuto sede l’Antipapa Lorenzo. L’accesso fuori dall’atrio viene completato con alcuni gradini e così il porticato perimetrale, già modificato da Papa Simplicio, con l’aggiunta dell’arco decorato ora con marmi e mosaici. Sono poi aggiunti un ricovero per poveri, due sale d’udienza presso l’ingresso e un luogo di abluzione per i pellegrini posto nella zona antistante all’atrio.

Questi lavori facevano parte di un progetto molto più ampio che prevedeva la costruzione di un ingresso secondario sulla Via Aurelia- Cornelia, oltre a quello della Via Trionfale che con il tempo era diventata di uso meno frequente per le genti romane. A questo scopo è da attribuire la costruzione della Basilica di Sant’Andrea, fratello di Pietro, sopra la già esistente rotonda a fianco di San Pietro. L’ingresso nuovo permetteva ai pellegrini di accedere direttamente al luogo di sepoltura di Pietro senza disturbare le celebrazioni liturgiche ed affollare le navate. Vennero così monumentalizzati gli ingressi e costruito quello che fu chiamato Porticus San Pietri che collegava il Sepolcro di Adriano alla Basilica. Gli edifici del complesso della Basilica non furono utilizzati solo per celebrazioni religiose e funerarie, ma servirono anche da luoghi di udienza e riunione. Nel Mausoleo Onorio il pretorio Basilio riunì nel 483 un concilio per l’elezione del nuovo papa. La Rotonda di Sant’Andrea fu testimone del processo di San Gregorio sotto il pontificato di Gregorio Magno (590-604).

L’intervento più importante di modifica del modello originario avvenne comunque sotto Papa Gregorio Magno, dove si dovettero risolvere i problemi con il transetto, dove il sepolcro del Santo era troppo vicino alla cattedra pontificia e perciò il flusso di pellegrini risultava spesso intralciato dall’altare. Fu così deciso di innalzare la memoria di Pietro così come l’altare e fu costruito un podio rialzato dove si poteva giungere tramite alcuni gradini. Di fronte furono poste le sei colonne tortili di Costantino. La sistemazione basilicale ad opera di Gregorio fu quella che rimase per più tempo invariata, eccetto per il rivestimento marmoreo che fu rinnovato da Callisto II nel 1123, tanto che resistette fino alla distruzione della chiesa paleocristiana per far posto a quella da papa Giulio II nel Rinascimento.

Dalla Basilica Paleocristiana a quella Rinascimentale

I primi segni di cedimento della Basilica si presentarono intorno al XIII secolo, tanto che tra il 1271 e il 1276, i muri laterali si presentavano fuori piombo ed erano lesionati ed erano presenti problemi di stabilità della struttura stessa. Erano necessari quindi lavori di ristrutturazione che non furono sufficienti tanto che a metà del Quattrocento Papa Niccolò V chiese a Leon Battista Alberti di studiare un nuovo progetto della Basilica che doveva essere ricostruita interamente. I lavori di demolizione iniziarono con l’abside di fondo e Rossellino progettò una nuova tribuna per il coro, ma furono presto interrotti fino a quando Papa Giulio II non decise di riprendere l’idea di una nuova basilica che avrebbe dovuto contenere anche il suo monumento sepolcrale.

Da Bramante a Michelangelo

I lavori per la basilica rinascimentale vennero affidati a Bramante che presentò un progetto di 24.200 mq, quello di Michelangelo ne conterà solamente 14.500, con pianta a croce greca inscritta in un quadrato e una grande cupola sorretta da quattro archi su pilastri. Fra Giulio II e Bramante ci fu della discordia per quanto riguarda l’idea bramantiana di spostare la tomba di San Pietro e voltare l’abside, ma il progetto in generale fu molto apprezzato dal pontefice tanto da spingerlo alla raccolta di fondi sempre più ingenti per la costruzione della nuova chiesa. Nel 1505 furono destinate al progetto le eredità delle persone della corte di Roma, successivamente vennero chiesti sussidi e principi e sovrani e indetta una vendita di indulgenze che si protrasse per diversi anni.

La prima pietra fu posata il 18 aprile del 1506 e fu lo stesso Papa a porla a fondazione della nuova basilica. Sulla pietra un’incisione recava i motivi della nuova costruzione che derivavano dal possibile crollo della vecchia costruzione. La condotta del Papa fu presto messa in discussione da cardinali e gente comune sia per aver distrutto la vecchia basilica paleocristiana, sia per il desiderio di autocelebrazione che circondava il nuovo progetto. Dopo la morte di Giulio II gli succedette Leone X che decide di continuare il progetto della basilica tanto da rinnovare la vendita delle indulgenze, avversato però in molti paesi, come la Spagna e Venezia. Per sostenere il continuo approvvigionamento di materiali da costruzione, il 27 agosto del 1515 Leone X dà a Raffaello l’incarico di Sovrintendente ai marmi e alle lapidi di Roma. Chiunque avesse trovato un marmo avrebbe dovuto comunicarlo entro tre giorni, pena una multa e la scomunica, al Sovraintendente che avrebbe poi provveduto a selezionarlo per la costruzione di San Pietro.

Il progetto visse poi un periodo di stallo, sia per il fattore economico sia per le contestazioni e venne messo in discussione il disegno stesso della basilica, con alcuni che protendono per una pianta longitudinale. Il 1° novembre 1513 Fra’ Giocondo assunse il ruolo di secondo architetto e presto venne aggiunto un terzo aiuto, Giuliano da Sangallo, proprio per l’anzianità di Giocondo e Bramante. L’11 marzo del 1514 Bramante morì ed elesse come suo successore ideale Raffaello, che assumerà il ruolo di architetto di San Pietro il 1° aprile 1514. Fra’ Giocondo morì il 1° luglio del 1515 e Giuliano si ritirò poco dopo, per la fatica dei lavori accentuata dalla sua età avanzata.

A Raffaello fu allora affiancato Antonio da Sangallo che divenne aiuto architetto nel 1516, contestando alcune delle idee dell’Urbinate, tra cui la pianta altina da questo suggerito. Raffaello morì nel 1520 e i lavori rallentarono fino a fermarsi nel 1527, seguì la presentazione di un nuovo modello nel 1535 e i lavori ripresero nel 1542 con Antonio da Sangallo come primo architetto. Sangallo apportò modifiche al disegno bramantiano rendendo più forti i pilastri della cupola e sopraelevando di tre metri il pavimento, dando vita alle grotte vaticane.

Dopo la morte di Sangallo nel 1546, Michelangelo ricevette l’incarico di continuare i lavori, gestendo in maniera rigorosa la costruzione e criticando con dure parole le spese esorbitanti del papa. Michelangelo propose nuove soluzioni architettoniche, abolendo i deambulatori semi anulari e modificando il progetto della cupola. Pur mantenendo la pianta centrale Michelangelo decide di costruire una cupola di dimensioni maggiori, con un tamburo più elevato, ispirata alla doppia calotta del Brunelleschi a Firenze che aveva imitato il Pantheon di Roma. La soluzione doveva favorire l’ingresso della luce naturale, donando luminosità e respiro agli interni. La cupola fu costruita con una forma interna emisferica, mentre all’esterno presenta una forma più ovoidale. Michelangelo vede terminato solo il tamburo della sua cupola che verrà poi terminata nel 1590 da Giacomo della Porta.

I lavori seicenteschi: Maderno e Bernini

Con i successivi architetti, viene ripresa la forma longitudinale basilicale classica e nel 1607 Carlo Maderno diede la forma definitiva alla basilica, riordinando le varie sezioni che si erano sovrapposte nel tempo. Vennero ampliate le tre navate d’accesso dando così forma a croce latina alla chiesa e fu realizzata la facciata che ancora oggi possiamo vedere. La soluzione di Maderno fu criticata dai contemporanei per il troppo sovraccarico e per l’attico che impediva in parte la vista della cupola centrale. Di Maderno sono anche i bracci laterali che avrebbero dovuto ospitare due campanili che non furono però mai costruiti.

Nel 1655 l’allora pontefice Alessandro VII diede compito a Gian Lorenzo Bernini per costruire il famoso colonnato che doveva delimitare lo spazio antistante la basilica. Bernini progettò due ordini di colonne doriche che formavano un’ellisse con al centro l’obelisco portato in quel luogo da Papa Sisto V nel 1586. Alla fine dei colonnati due bracci retti che creano con la facciata un perimetro trapezoidale creando così un altro spazio di accoglienza. Il colonnato aiutava a correggere l’orizzontalità del disegno di Maderno, avvicinando la facciata alla piazza. Bernini aveva in mente un terzo colonnato che avrebbe collegato la basilica al ponte di Sant’Angelo, ma ciò avrebbe prodotto la demolizione delle case del quartiere e il progetto venne così bloccato.

La decorazione interna della Basilica risale al XVII secolo e rimanda al barocco imperante all’epoca. Urbano VIII diede a Bernini il compito di realizzare il famoso baldacchino a colonne tortili, realizzato tra il 1624 e il 1633. Furono ristrutturati e decorati anche i pilastri centrali e le colonne della navata principale. Ovunque vennero inserite effigi di pontefici e santi decorati con barocchi motivi floreali e sui pilastri centrali furono posti medaglioni raffiguranti i primi papi e sostenuti da angeli. Al suo interno troviamo ancora oggi la Pietà di Michelangelo e le tombe di numerosi papi come Papa Innocenzo III, Urbano VIII e Clemente XIII scolpite rispettivamente da Pollaio, Bernini e Canova.

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