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Il Papato. Tra potere spirituale e potere temporale

Il primato del Papa come Vicarius Christi

Tra il pontificato di Leone IX e Bonifacio VIII la Chiesa di Roma conquista si erge a dominatrice della Cristianità occidentale, riuscendo a conquistare una posizione di superiorità rispetto alle altre strutture ecclesiastiche ed in parte anche ai poteri laici, dichiarandosi universalmente primo rappresentante del potere spirituale e temporale. Già nel 1064 Pier Damiani eleva il papa a Principe degli Imperatori, superiore a tutti gli uomini. Egidio Romano, teologo di Bonifacio VIII, nel 1300 dichiara in uno scritto che il pontefice è la Chiesa, di fatto dichiarando l’egemonia papale su qualunque altra struttura ecclesiastica presente in occidente. In questi secoli del medioevo l’istituzione papale subisce un’evoluzione, la figura del pontefice accentra su di sé nuove responsabilità e diventa simbolo della cristianità tutta.

È sempre Pier Damiani a dichiarare che il papa fa le veci di Cristo, tesi sostenuta anche da Bernardo di Chiaravalle che scrive chiaramente del papa come Vicarius Christi, considerandolo unico vero vicario di Cristo. Per Innocenzo III il papa è immagine vivente di Cristo in terra ed è per questo che viene anche modificata la formula di elezione del nuovo papa, che ricalca la frase di San Paolo, “costui è Gesù Cristo che io vi annuncio”.

Il papato come l’Impero

Per rafforzare questa presa di potere simboli nuovi vengono utilizzati, attingendo a piene mani a quelli che sono i simboli imperiali, facendoli propri ed integrandoli nella propria tradizione. La tiara viene usata dai tempi di Sergio II e per secoli fu utilizzata in concomitanza con la mitra, assurgendo a volte a simbolo temporale, altre a simbolo del potere spirituale. Con Innocenzo III gli usi di questi due elementi vengono chiaramente distinti: la tiara simboleggia il potere temporale, mentre la mitra ricopre una funzione sacerdotale. Così il potere pontificio assume un doppio ruolo, di reggente della Chiesa e di Regnante politicamente egemone e la tiara arriva a simboleggiare la plenitudo potestatis del papa.

Altra questione è la visita che i vescovi dovevano fare ai sepolcri degli apostoli dopo essere stati eletti. Nei secoli questa pratica viene sostituita con la Reverentia al papa, i vescovi dovevano cioè porre i loro saluti al pontefice, di fatto riconoscendo che Roma è dove è la Curia, cioè dove è il Papa. Insomma, Ubi Papa Ibi Roma diventa l’assioma accolto da tutti, accettando così l’assunto che la Chiesa sia il Papa, che assorbe quindi nella sua persona la Cristianità occidentale.

Non solo la tiara, ma altri simboli del potere imperiale vengono imitati ed integrati nella pratica pontificia così da giustificarne e rendere più solide le pretese politiche di una superiorità e universalità rispetto ai potenti laici. Con l’uso delle due spade, dei due occhi, delle due colonne del tempio di Gerusalemme, uniti all’opposizione di oro e piombo, sole e luna, corpo e anima, il papato spingeva per conquistare un ruolo anche all’interno delle politiche europee, per ritagliarsi un posto tra le potenze che facevano la politica del continente. Il dominio feudale del Re era si riconosciuto, ma veniva riconosciuta la possibilità al pontefice di intervenire in ratione peccati.

Bonifacio VIII utilizza le due spade come simbolo papale e nel 1302 dichiara che la Chiesa è una e una sola, santa, cattolica ed apostolica e il non riconoscerlo comprometteva le possibilità di salvezza e la remissione dei peccati. La Chiesa era disegnata come un unicum, un corpo misto con a capo Cristo. Le due spade rappresentavano il potere spirituale e temporale ed entrambe spettavano al pontefice che raffigurava la sottomissione del potere temporale a quello spirituale. Il papa era Homo Spiritualis, otteneva cioè il suo potere dallo Spirito Santo ed era perciò da considerarsi l’autorità assoluta a cui tutti dovevano inchinarsi.

I cardinali e il loro ruolo

Nel XII secolo poi il collegio dei cardinali assume nuovi e più preminenti poteri: le loro antiche cariche vengono assorbite dalla cappella papale, mentre il loro ruolo diventa preminentemente governativo. Il cardinalato scala i vertici del Governo della curia romana, considerati come parti del corpo del papa, tutti riuniti nel corpo di Cristo. I cardinali sono così subordinati al potere papale, sono pars corpori papae, ruolo che riprende quello dei senatori nel Codice Giustiniano, pensati come pars corpori dell’imperatore. Il papa riassume quindi nella sua persona il plenitus potestatis, mentre i vescovi sono la pars sollicitudinis, ruolo che deriva dal papa, poiché partecipano del suo potere.

Nel 1198 la formula plenitus potestatis viene utilizzata da Innocenzo III sottolineando il potere temporale su cristiani e anche infedeli. L’istituzione papale riunisce in se stessa due poteri: la potestas ordinaria che deriva dal plenitudo ufficii ed è sottoposto alle leggi vigenti e la potestas absoluta che deriva dalla plenitus potestatis e trascende le leggi correnti. Della plenitus potestatis partecipano i cardinali che sono riuniti nel collegio e che traggono la loro autorità da Dio che direttamente la concede alla Chiesa Romana.

I Decretali: il nuovo diritto

È in questi secoli che vengono completati i primi Decretali che riuniscono leggi pontificie dal valore legislativo e che nascono come aiuto concreto per le consultazioni giudiziarie o extragiudiziarie provenienti da ecclesiastici o da laici. Viene creato così un nuovo diritto che ha inizio con la Compilatio I redatta da Bernando, prevosto di Pavia, e prosegue con la Compilatio II che ottiene da papa Innocenzo III la sua approvazione ufficiale. Qualche anno più tardi un professore di diritto dello Studium di Bologna ne propone una terza versione, che non viene riconosciuta dalla sede pontificia, ma ottiene successivamente l’ufficialità di Compilatio IV durante il IV Concilio Lateranense.  Nel 1225-26 viene compilata la Compilatio V che sarà poi inserita nella raccolta del Liber Extra di Gregorio IX che univa tutte le collezioni precedenti. Anche Bonifacio VIII propone e crea il suo Liber Sestus, dove verranno inseriti i provvedimenti precedenti modificati e rielaborati dai redattori in modo che si adattassero allo stile del Caetani e considerati così “testi nuovi”.

La novità conciliare

L’attività conciliare di questi secoli è chiaramente sottoposta all’autorità papale che assume sempre più un ruolo centrale nella cristianità occidentale. Tra il 1779 e il 1274 vengono indetti quattro Concili Generali, tra i più importanti il III e il IV lateranense e il I e II Concilio di Lione. Questi concili lavorarono in periodo di forte smarrimento legislativo, esponendosi su questioni ecclesiastiche e altre riguardanti l’intera società. I primi due concili lateranensi si concentrarono non solo su problemi di fede, ma legiferarono anche sull’usura, sull’investitura laica, promulgando divieti verso la simonia, le vendite dei benefici, i matrimoni dei chierici maggiori e l’eredità delle cariche ecclesiastiche da parte dei figli dei chierici senza vocazione.

Alessandro III nel 1179 dà inizio al III Concilio Lateranense che servì a favorire l’unità della Chiesa, con la partecipazione di 300 vescovi e di diversi abati e principi, oltre ad un prelato della Chiesa orientale. Successivamente Innocenzo III proclama il IV Concilio Lateranense dove vennero discusse riforme dei costumi, la condanna delle eresie, il rafforzamento della fede e la volontà di dare avvio ad una nuova Crociata. Non furono dimentica problemi di natura politica come la successione di Ottone III a Federico II alla guida dell’Impero, la scomunica dei baroni inglesi e l’appoggio dei vescovi a Giovanni Senza Terra e il dialogo con la chiesa orientale. Questo concilio voleva richiamare i concili della Chiesa antica e vennero riuniti 402 cardinali, patriarchi, vescovi ed arcivescovi, insieme a 800 prelati inferiori. Venne affermato il primato papale e il principato sulle altre chiese ordinarie, la Chiesa di Roma è quindi madre e maestra. Contro gli ebrei viene promulgata la regola che debbano vestirsi in modo diverso dai cristiani, unendosi in questo modo al problema dell’usura anch’essa avversata dal concilio.

 Il I concilio di Lione viene indetto da Innocenzo IV e vengono chiamati a partecipare per la prima volta l’Imperatore e i rappresentanti degli ordini mendicanti. Qui viene di fatto dichiarata la centralità della Curia romana e della figura papale. Nel II Concilio di Lione, voluto da Gregorio X nel 1273, discusse sull’elezione papale e l’assegnazione delle cariche ecclesiastiche vescovili e dei prelati. Furono anche aboliti tutti gli ordini religiosi nati dopo il IV Concilio Lateranense e non approvati dalla Sede Apostolica. Soprattutto si legiferò sulle figure degli avvocati e dei procuratori ecclesiastici.

I giudici delegati e l’inquisizione

 In questi secoli molte cause venivano portate davanti all’arbitrato romano ed inizialmente se ne occuparono i cappellani papali. In seguito, furono creati quelli che furono denominati giudici ecclesiastici delegati che potevano partecipare ai processi grazia alla delega papale ed esserne perciò legittimi rappresentanti, assumendo poteri plenipotenziari. Per rafforzare ed imporre la sua supremazia la Chiesa romana combatté in questo periodo anche questioni sulla purezza della Fede e la disciplina dei costumi, vocata solitamente ai vescovi.

L’ingerenza romana è chiara e sempre più forte a partire dalla bolla Ad Abolendam del 1184 che dopo un accordo con Federico Barbarossa imponeva alle parrocchie di segnalare gli eretici. Con Innocenzo III venne inserita la regola che si potesse procedere contro crimini e criminali anche senza accuse, ad inquisitionem, andando così ad attaccare anche l’alto clero. Nel 1233 Gregorio IX premise mandò alcuni domenicani in aiuto ai vescovi francesi nel combattere gli eretici e nel 1252 Innocenzo IV decide che quest’ultimi debbano essere posti anche sotto il giudizio di inquisitori inviati dalla Sede Apostolica, sancendo di fatto l’officium inquisitionis come istituzione giuridica del diritto canonico. Veniva permessa anche una “moderata tortura” se permessa dagli statuti cittadini e che doveva essere messa in atto dalle autorità civili, ma con la possibilità degli inquisitori di parteciparvi attivamente o passivamente.

Il problema degli Ebrei

 Un’altra lotta fu quella contro gli ebrei. Con Callisto II e la sua Sicut Judaeis gli ebrei avevano ottenuto la protezione papale con la proibizione delle conversioni forzate e il divieto dell’uso della violenza nei loro confronti, riconoscendo come nemici solo quegli ebrei che promuovevano azioni sovversive nei confronti della Fede cristiana. Nel corso del Duecento ci fu però un allentamento nella giurisdizione che trattava questo argomento, tanto che Innocenzo III dichiarò che una conversione non contestata doveva essere ritenuta valida. Gli ebrei iniziarono perciò a vedere la loro posizione essere messa in pericolo soprattutto dal fatto di essere soggetti giuridici della Chiesa e soggetti quindi alle legislazioni della stessa.

La supremazia della Chiesa di Roma

Con la riforma gregoriana del XI secolo la figura papale si trasforma, ottenendo un ruolo istituzionale che la porta ad essere centrale e superiore rispetto al passato e la proietta verso un ruolo universale nelle dinamiche geo politiche dell’Europa. La Chiesa riesce ad utilizzare con efficacia nuovi strumenti istituzionali, come il collegio dei Cardinali che eleggono il papa e ne diventano anche i migliori consiglieri. Il papato romano assume un ruolo preminente sulle altre potenze laiche grazie anche all’utilizzo del Concilio che diventa non solo utile a livello pastorale ed ecclesiastico, ma è fondamentale anche nel dirimere questioni politiche e le riforma della società tutta. La centralità romana viene quindi rafforzata da questi strumenti e ottiene forza dagli interventi contro le eresie e gli ebrei, diventandone giudice unico e supremo ed ottenendo il ruolo di guida di tutta la cristianità occidentale.

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