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Edvard Munch: 80 anni dalla sua morte

Edvard Munch: 80 anni dalla sua morte

Oggi, 23 gennaio 2024, ricorre l’ottantesimo anniversario della morte del pittore Edvard Munch, uno dei più importanti esponenti del Modernismo.

Per oltre sessant’anni produsse le sue opere sperimentando con pittura, arti grafiche e disegno, oltre a scultura e tecniche nuove come fotografia e cinematografia, guadagnandosi un posto unico nella storia dell’arte sia norvegese sia internazionale.

I suoi capolavori esprimono a gran voce un elemento autobiografico, manifestando i sentimenti di sofferenza e angoscia che vive a causa dei lutti che subisce durante la sua vita e palesando le influenze delle frequentazioni degli ambienti culturali di Parigi e Berlino.

Ogni qual volta incrociamo il suo nome in un libro o in una mostra è sempre affiancato da altri due artisti: Paul Gauguin (Parigi, 1848 – Hiva Oa, 1903) e Vincent van Gogh (Zundert, 1853 – Auvers-sur-Oise, 1890).

Ciò che accomuna i tre artisti è la carica soggettiva che caratterizza le loro opere, capace di andare oltre quello studio scientifico e oggettivo della realtà, portato avanti dalle correnti contemporanee degli impressionisti e dei puntinisti.

Non a caso Munch, Gauguin e Van Gogh sono considerati anticipatori dell’espressionismo, quella corrente artistica che mira a esaltare il lato emotivo della realtà che ci circonda.

Approfondiamo il significato di alcune opere di Munch, in occasione degli 80 anni dalla sua morte.

L'URLO

uno dei quadri più famosi al mondo

L’urlo ha un’origine fortemente autobiografica, sia per quanto riguarda l’evento dietro esso ritratto sia per le emozioni veicolate.

Lo stesso Edvard Munch ha raccontato nel suo diario la genesi di quest’opera: durante una passeggiata con amici nei pressi di Kristiania il pittore si sente colpito dal momento in cui il sole tramonta immergendosi nel mare. 

Munch viene assalito dalla tremenda percezione che il cielo arrossato sia pieno di nuvole cariche di sangue e, mentre i suoi amici diventano pallide sagome, avverte distintamente un lancinante urlo provenire dalla natura tutta intorno a lui. 

«I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura…E sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura». 

Realizzata nelle sue diverse elaborazioni a cavallo tra il 1893 e il 1910, l’opera si configura come una delle più vivide icone culturali aventi come soggetto il malessere dell’Uomo.

L’opera è custodita al quarto piano della struttura con una sorveglianza di alto calibro per evitare di incorrere nuovamente in uno spiacevole episodio di furto come quelli accaduti al quadro nel 1994 – con soggetto la versione del 1893 – e nuovamente nel 2004 quando ad essere rubata fu quella del 1910.

Fortunatamente in entrambi i casi le opere vennero ritrovate nel giro di poco tempo e solo per la seconda fu necessaria un’operazione di restauro per esporla nuovamente al pubblico.

Un’ultima curiosità in relazione all’ubicazione del quadro: la terza versione, quella del 1895, fa parte di una collezione privata ed è stata battuta all’asta da Sotheby’s per la cifra di 120 milioni di dollari che l’ha consacrata di fatto anche nell’olimpo delle opere più costose al mondo.

MALINCONIA

Si tratta di una serie composta da cinque tele e due xilografie, cioè opere create con una particolare tecnica d’incisione.

In primissimo piano troviamo una figura maschile pensante con la testa poggiata sul palmo della mano. Mentre raffigurati sullo sfondo ci sono un uomo e una donna pronti ad imbarcarsi.

Infatti, la serie racconta la relazione tormentata e sfortunata tra Jappe Nilssen, giornalista e amico di Munch, e Oda Krohg, moglie del pittore Christian Krohg. 

Quest’opera esprime l’angoscia e il dolore sperimentato per una delusione d’amore. I colori utilizzati sono cupi attraverso pennellate ampie e frettolose.

SERA SUL VIALE KARL JOHAN

In questo dipinto Munch utilizza colori cupi che pone su tela attraverso pennellate ampie e frettolose.

La scena ospita la tipica passeggiata serale a Christiania. Quello che era un rituale borghese viene trasformato dal pittore in una raffigurazione cupa in cui i singoli passanti non sono altro che tanti volti vuoti uguali tra loro e con gli occhi spalancati, che si muovono come se fossero tanti robot telecomandati.

Con tale dipinto Munch intende restituire allo spettatore il suo pensiero sulla borghesia e i suoi comportamenti che rendono uguali e uniformano tutti gli uomini: è così che il norvegese muove la sua critica verso la società dell’epoca. Nel dipinto, infatti, alla folla che passeggia si contrappone una figura che cammina di spalle nella direzione opposta.

Questi probabilmente è lo stesso Munch che, se da una parte si ritrae mentre si allontana dalla folla, dall’altra resta nel campo visivo dell’opera quasi a voler intendere il suo sentirsi imprigionato suo malgrado in un mondo che non gli appartiene.

IL BACIO

Il bacio è un dipinto a olio su tela, alto 99 e largo 81 centimetri. Raffigura una coppia circondata dall’oscurità, in una stanza rischiarata solo da un raggio di luce proveniente da una finestra parzialmente ricoperta da una tenda.

I due si abbracciano strettamente, fino a perdere la propria identità, allorché si miscelano in un’unica forma priva di tratti distintivi.

Nel 1892, cinque anni prima della stesura de Il bacio, Munch aveva eseguito un’altra tela sul medesimo soggetto: si tratta de Il Bacio con la Finestra,

Il Magazine di Patrimoni d'Arte

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