Curiosità rappresentazioni artistiche dell’Annunciazione

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Le prime rappresentazioni artistiche dell’Annunciazione risalgono ai primi secoli dopo Cristo, raffigurazioni che decoravano le Catacombe, luoghi di sepoltura delle prime comunità cristiane.

La più antica rappresentazione di questo avvenimento databile intorno alla prima metà del III secolo d.C. è stata infatti ritrovata in un cubicolo della Catacomba di Priscilla.

In questa immagine, scolpita nella pietra Maria è posta sulla sinistra mentre siede su uno scranno mentre ascolta un uomo, l’angelo, che è posto davanti a lei sulla destra. La Vergine è rappresentata senza il velo con cui siamo abituati a vederla, poiché i capelli sciolti, sulle spalle sottolineavano la condizione di donna nubile. L’Arcangelo Gabriele è invece raffigurato in gesto eloquendi, tipico gesto dell’oratore, che sarà poi successivamente sostituito con il dito alzato ad indicare la provenienza del messaggio per la Vergine. Viene utilizzato uno schema iconografico esistente al tempo, il messaggero è inginocchiato in segno di saluto e riconoscimento davanti al personaggio di rango elevato, di solito accomodato su un trono, poiché l’essere seduti sottolineava la dignità e la regalità dell’individuo rappresentato. 

La nobiltà di Maria è in questo caso segno premonitore della nobiltà, come figlio di Dio, di Gesù Cristo. In queste prime raffigurazioni dell’Annunciazione la Vergine è assisa su di un trono, accomodata su un cuscino, successivamente, in periodo tardo antico un’edicola con frontone centrale prenderà il posto del trono.

Maria è resa un personaggio regale anche e soprattutto perché il suo ventre è dimora vivente dell’Altissimo, il mezzo con cui Cristo può entrare nel mondo, perciò la figura della Vergine rappresenta la Chiesa tutta.

 In queste prime immagini artistiche le figure coinvolte nell’evento non esprimono alcun tipo di emozione, i sentimenti sono inesistenti, non trapela nulla dalle espressioni. La frontalità e la ieraticità sottolineano il carattere divino dell’avvenimento, i gesti assumono un valore fortemente simbolico, come ad esempio la mano di Maria spesso rappresentata tenuta sotto il mento come a sottolineare il momento di riflessione in cui la donna è immersa.

L’Arcangelo Gabriele viene raffigurato senza le ali, per distinguerlo dalle vittorie alate pagane; in mano regge spesso uno scettro o un bastone a simboleggiare la Verga del Comando, come messaggero del volere divino. Successivamente verranno inserite più figure angeliche e dopo il Concilio di Trento del 1545-1563 l’Annunciazione sarà sempre accompagnata da schiere di angeli e puttini.

Nel V secolo d.C. fa poi la sua comparsa la Colomba come simbolo dello Spirito Santo; primo esempio lo si ritrova nel mosaico di Santa Maria Maggiore a Roma. Nella Bibbia si cita la Colomba come segno dello Spirito Santo nell’episodio del Battesimo di Gesù e prima ancora che nelle raffigurazioni dell’Annunciazione e possibile vederla nelle storie che narrano la Creazione, la Pentecoste e nelle immagini relative alla Trinità.

Dopo questa sua inziale apparizione, il suo utilizzo fu dimenticata per quattrocento anni, poiché in principio la Colomba era l’animale che identificava la dea Venere. Dal XI-XII secolo il suo uso invece si impose e fece la sua ricomparsa in molti dipinti ed opere dedicate all’annunciazione. 

Dal VI secolo la posizione di Maria e dell’Arcangelo vengono invertite; la Vergine è posta a destra così che l’occhio dello spettatore possa essere condotto in modo naturale verso la sua figura, seguendo quello che è il senso della scrittura nelle lingue greca e latina.

La Madre di Dio è spesso rappresentata in piedi davanti all’Angelo, sottolineandone la nobiltà e saggezza, soprattutto in ambito aulico bizantino. Il non essere seduta, il gesto di alzarsi in piedi per rispondere al messaggero sottolinea come Maria abbia intuito la natura divina del messaggero.

Un altro elemento può portare a diverse letture simboliche ed allegoriche è la mano della Vergine: una delle più comuni rappresentazioni è quella del gesto dell’oratore; altre volte il dorso è sul petto a simboleggiare il consenso avvenuto; se invece i palmi sono rivolti verso l’esterno sottolineano il riserbo iniziale di Maria nell’accogliere il messaggero divino, ma allo stesso tempo fiducia in Dio. 

Con l’avvento del Medioevo la struttura architettonica acquisisce maggiore importanza e sottolinea il ruolo regale dei personaggi e la sacralità della scena. Il trono su cui siede spesso Maria Vergine è un monumento alla sua figura di Madre di Cristo, ne mette in risalto la sua dimensione divina, fuori dalla realtà. Il drappo d’onore posto dietro la Vergine richiama l’usanza iconografica romana che vedeva la presenza di due personaggi dietro al sovrano che reggevano un drappo così da sottolinearne la regalità.

All’Inizio dell’XI secolo fa la sua comparsa la figura della colomba che vola verso l’orecchio di Maria. Pur non essendo particolarmente utilizzata simboleggia il concepimento attraverso il passaggio nell’orecchio della Vergine dello Spirito Santo. Le prime notizie di questa particolare idea di Immacolata Concezione si ritrova per la prima volta, nel IV secolo, negli scritti di Atanasio in Egitto e Efrem in Siria. Successivamente nel XII secolo, quest’immagine verrà soppiantata da quella della Colomba, rappresentante lo Spirito, che discende verso Maria immersa in un raggio di luce dall’alto. 

Con l’influsso della Spiritualità Francescana, viene inserito nelle immagini dell’annunciazione il libro, con un pulpito o un leggio, soppiantando così l’immagine del fuso. L’enfasi è qui posta sulla pietà di Maria invece che sulla sua regalità, riprendendo sia il racconto della Tradizione che vede la Vergine intenta a leggere un salterio nel momento in cui arriva l’Arcangelo Gabriele sia la profezia del profeta Isaia.

Sempre grazie al Francescanesimo vi è una sempre più umanizzazione del racconto dell’Annunciazione. Anche la resa degli Interni è più realistica. Giotto nella Cappella degli Scrovegni rappresenta per la prima volta le linee del soffitto e del pavimento così da dare la sensazione di spazio tridimensionale. Si arriva così al XIV secolo con una resa prospettica più veritiera ricca di elementi di arredo e un’architettura più definita.

Nello stesso periodo cambiano le fisionomie dei personaggi: Da Cimabue in avanti le Madonne assumono tratti più femminili e sensuali, le labbra carnose, le mani affusolate il corpo più sinuoso. Vi è una commistione fra il divino e l’umano, inseriscono anche ciò che piace all’uomo, e non solo ciò che nella Grazia di Dio.

Atteggiamento totalmente diverso quello bizantino che continua a prediligere una realtà eterna ed immutabile. Un altro elemento di novità è sicuramente l’inserimento del cartiglio che presenta le parole dell’annuncio divino.

Nel XII secolo fa la sua comparsa, in Spagna, nel chiostro di Silos, un angelo inginocchiato. Questa figura sarà poi presente anche nella Cappella degli Scrovegni, dove sono rappresentati Gabriele e Maria in ginocchio, l’uno di fronte all’altra.

Nelle Cattedrali francesi invece l’angelo annunciatore è spesso rappresentato nelle vesti di cavaliere, un lungo mantello e una lunga veste è l’abbigliamento tipico. Un chiaro richiamo alle abitudini di corte e all’usanza feudale che prevedeva che davanti ad una dama piegasse il ginocchio. Tale raffigurazione diverrà più popolare ancora grazie alle Meditazioni dello Pseudo-Bonaventura della fine del XIII secolo, in cui si legge che Maria, nel pronunciare il suo “fiat”, s’inginocchia, seguita dall’arcangelo Gabriele.

Un particolare elemento derivante sempre dalla spiritualità francescana è la rappresentazione del bambino Gesù che discende verso Maria su di un raggio di luce, portando sulle spalle la croce, premonitrice del suo futuro destino. Il riferimento era chiaramente alla credenza che riteneva Gesù non formato “in uterus”, ma fatto discendere dal cielo da Dio (“emissus caelitus”) ed entrato perciò già formato nel ventre della Vergine. Questo tipo di immagine si diffonderà soprattutto nell’ arte del Nord Europa, anche se il suo utilizzo sarà sempre contestato fino alla sua abolizione con il Concilio di Trento, dopo numerose proteste tra cui quelle dell’arcivescovo di Firenze, Antonio.

A partire dal XIII secolo è inserita anche la figura di Dio Padre, molto spesso rappresentato a mezzo busto, a sottolineare l’intervento della Trinità nel concepimento di Gesù Cristo. L’atto trinitario è sottolineato anche dalle strutture architettoniche ricche di elementi che rimandano al numero tre, come trifore o tripli archi 

Anche la Vergine cambia nel suo modo di essere rappresentata, non è più una Madre di Dio distante, ma una donna, una regina vicina agli uomini. Questo fa si che anche gli angeli verranno poi rappresentati in modo diverso: iniziano ad assomigliare a figure femminili, emanando una letizia ed una leggerezza molto diverse dall’arte bizantina.

Un grande influsso per questo tipo di ritratto l’ebbe sicuramente il Dolce Stil Novo, nella figura della donna-angelo. Dal XIV secolo poi in mano a Gabriele non vi si trova più lo scettro, ma un giglio che ne sottolinea quindi la purezza. Utilizzato in principio dalla città di Firenze, la rivale Siena mise in mano all’Angelo un ramo di olivo. Alcune volte insieme al giglio sono presenti altri fiori come la rosa simboleggiante la carità o la violetta per l’umiltà. 

Con il passaggio dal Medioevo al Rinascimento la scena dell’Annunciazione assume caratteristiche riprendono i canoni ideali del Quattrocento. Grazia, bellezza, proporzione ed armonia sono elementi fondamentali; tra Gabriele e Maria il rapporto relazionale e un rapporto familiare, il clima è disteso e gioviale.

Divino e umano sono più vicini: l’Arcangelo è ritratto con caratteristiche umane, l’ambientazione è quasi sempre domestica. La psicologia dei personaggi è qui approfondita, il simbolismo dei gesti e degli oggetti passa in secondo piano rispetto ad emozioni e sentimenti.

L’umanità e la purezza di Maria sono due attributi sempre valorizzati all’interno dei dipinti. È spesso ritratta con un atteggiamento turbato, restio e ritroso, come a voler rispecchiare il suo timore di fanciulla e la sua sofferenza futura di madre, nonostante il suo benestare ad accogliere il figlio di Dio nel suo ventre.

Per il cristiano del Rinascimento la Vergine non è più solamente la madre del Salvatore, ma anche soprattutto colei che può intercedere presso Gesù a favore di tutti i fedeli. La compassione e l’affetto della Vergine che il Cristo accoglie sarà così mezzo di salvezza per gli uomini di buona volontà.

Lo spazio in cui sono inserite queste scene rinascimentali dell’Annunciazione colpisce per la prospettiva spesso audace e per le posizioni dei personaggi che si richiamano al classicismo, dando così un senso di familiarità maestosa.

Viene abbandonato lo sfondo dorato della pittura bizantina e del primo Trecento che aveva simboleggiato per secoli la sacralità della scena e la forza della Fede.

L’Annunciazione avviene ora in palazzi signorili, adornati da marmi e ricchi tendaggi, oppure in camere con soffitti molto alti. Elementi di apertura sono interiti sempre: una finestra, una porta o un arco sono punto di fuga verso l’esterno. Gli spazi in cui sono inseriti i due personaggi sono distinti, sebbene vicini, vi è un giusto equilibrio di forme e spazi. Con l’inserimento di una porta, o l’arco di una volta si permette al divino di entrare in scena partecipando dell’umano.

L’architettura diventa l’unico elemento che in qualche modo differenzia lo spazio in cui si muove l’angelo e quello in cui si muove la Vergine, spazi che, seppur distinti, sono attigui e perfettamente bilanciati.  Allora basterà il riquadro di una porta (come nella celebre Annunciazione di Botticelli agli Uffizi) o lo sfondo di un edificio o l’arco di una volta a segnare il passaggio dallo spazio umano a quello divino.

L’uso di una ricca simbologia è comunque ancora molto valorizzato nel periodo rinascimentale. I colori degli abiti di Gabriele e Maria sono fortemente significativi: l’azzurro come elemento di spiritualità, della vicinanza al divino; il rosso nel segno della carità del sacrificio e della passione di Cristo; l’oro a simboleggiare il divino, il suo essere onnipotente e trascendente.

Il leggio e il libro fanno riferimento alla preghiera e al raccoglimento, alla base della Fede di Maria e del suo esser scelta come Madre di Dio. Il giglio in mano a Gabriele simboleggia la bellezza, la purezza, e la grazia, ed è legato della maternità verginale di Maria.

Anche la perla che è possibile ritrovare a volte tra i gioielli che adornano la Vergine, è ricordo dell’incarnazione e della nascita di Cristo, seguendo l’esegesi biblica dei padri della Chiesa. Importanti poi alcuni elementi dello spazio: il numero 3 nell’architettura (trifore, finestre trilobate, portici a tre arcate, ecc.) richiama la Trinità.

La bellezza della natura allude al paradiso, ritrovato grazie a Maria che ha accolto lo Spirito Santo dentro di sé. I frutti, i fiori, le fontane contenuti nel giardino dove spesso avviene la scena è simbolo di Maria stessa, alla quale la tradizione dei Padri della Chiesa ha attribuito vari elementi del Cantico dei Cantici: il giardino chiuso, la fontana sigillata, la melagrana dai tanti grani come allusione alle tante virtù di Maria, il giglio, la rosa. 

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