Curiosità San Francesco

Curiosità La porta Santa
29 Ottobre 2020

“E’ per me l’uomo della povertà, l’uomo della pace, l’uomo che ama e custodisce il creato […]”

Con queste parole Papa Francesco descrive il Santo d’Assisi, Francesco, che abbandonò una vita di ricchezze e piaceri per dedicarsi agli ultimi, ai poveri, consacrandosi a Cristo, seguendo i suoi insegnamenti e portando la Sua parola fra le genti.

San Francesco che insegnò ad amare e rispettare la Natura, prendendosi cura delle creature di Dio, proteggendo il mondo generato dall’infinità capacità creatrice del Signore.”. Il Santo stesso nel suo testamento raccontò la sua conversione e cosa lo spinse a donare la sua intera vita agli altri:

“Il Signore mi fece la grazia di cominciare a fare penitenza, perché quando ero nel peccato mi sembrava troppo amaro vedere dei lebbrosi, ma fui verso di loro misericordioso e quello che mi pareva amaro diventò per me dolcezza dell’anima e del corpo”. 

Francesco d’Assisi nacque nel 1182 ad Assisi, figlio di un ricco mercante di tessuti, Pietro di Bernardone e della moglie Pica. La famiglia faceva parte della ricca borghesia della città, arricchitasi grazie al commercio di stoffe. Battezzato Giovanni dalla madre, in onore di San Giovanni Battista, fu presto chiamato Francesco, nome voluto dal Padre in ricordo del paese, la Francia, che tante fortune aveva donato alla famiglia.  In gioventù il Santo si dedicò a proseguire il commercio paterno, conducendo una vita spensierata ed agiata tra la gioventù aristocratica di Assisi, con cui si dedicava a divertimenti ed appuntamenti mondani.

 In quegli anni era scoppiata una guerra fra Assisi, schierata con i Ghibellini, e Perugia, al fianco dei Guelfi; a questo conflitto prese parte anche Francesco che dopo una rovinosa sconfitta di Assisi fu catturato e fatto prigioniero. Durante questo periodo di reclusione si dice che avvenne la sua conversione, con la decisione di avvicinarsi alla Fede e portare Cristo sempre nell’intimità del suo cuore. Un anno dopo, a seguito di un riscatto pagato dal Padre, il giovane Francesco tornò alla libertà, trascorrendo la convalescenza, poiché molto malato, nei possedimenti del Padre, iniziando a sentire un forte sentimento di amore anche verso la Natura vista come opera mirabile di Dio. 

La vera svolta che portò Francesco alla decisione di cambiare completamente la sua vita per dedicarsi agli ultimi e bisognosi iniziò però con la decisione di partecipare come Cavaliere alle crociate.

Intorno al 1203-1204 partì da Assisi per la Terra Santa, dove tuttavia non arrivò mai, perché malato dovette fermarsi a Spoleto. Qui nella chiesa di San Sabino sembra ricevette due rivelazioni notturne, sogni premonitori e visioni che gli indicarono il giusto cammino da seguire.

Iniziò così un cammino di spogliazione dai beni materiali e dalle ricchezze della famiglia che lo portarono a gesti di grande compassione e generosità donando denari ai poveri e iniziando a mendicare.

Nel 1205 quando si trovava a pregare nella chiesa di San Damiano il Crocifisso gli parlò tre volte, chiedendo di riparare la casa del Signore che versava in condizioni precarie. Francesco utilizzò quindi i ricavati di una vendita di tessuti come donazione per la ristrutturazione della chiesa.

Il gesto non piacque però al padre che lo denunciò ai consoli della città. Messo sotto processo il Santo rinunciò pubblicamente all’eredità paterna e si spogliò delle sue vesti.

Il vescovo di Gubbio, chiamato a sostegno proprio da Francesco, protesse pudicamente il giovane e con questo gesto lo accolse sotto la protezione della Chiesa. Da quel giorno iniziò il cammino spirituale e materiale che portò Francesco a Gubbio dove nel 1206 indossò per la prima volta il saio, abito che indentificherà sempre l’ordine da lui fondato.

Ad Assisi si occupò dei lebbrosi e visse di elemosina, predicando la povertà e avversando la società del ‘200, dedita a privilegiare i piaceri della vita rispetto ad una vita frugale secondo i valori cristiani. 

Secondo la tradizione il 24 febbraio del 1208 ascoltando il Vangelo di Matteo si concretizzò nella sua mente l’idea della predicazione e della creazione di una comunità di frati, riuniti tutti nel rispetto di una Regola di vita.

Questa Regola fu riconosciuta ufficialmente nel 1209 da Papa Innocenzo III che riconobbe ai seguaci di Francesco il titolo di Ordo Fratum Minorum. I principi cardinali dell’Ordine dei Francescani erano la Fraternità, realizzata nella vita comunitaria; l’Umiltà, essere cioè al servizio degli ultimi senza desideri terreni; la Povertà, vivendo una vita semplice e senza vizi. Importante era anche lo spirito missionario che spinse Francesco a promuovere nuove missioni in giro per l’Europa, principalmente in Germania, Francia e Spagna.

 Nel 1219, nel corso della V Crociata, avvenne poi il famoso incontro che vide Francesco al cospetto del nipote di Saladino, il sultano Al-Malik al-Kāmil, per cercare di convertirlo e far così terminare le ostilità fra Cristiani e Musulmani.

Il tentativo di conversione fallì, ma Francesco si guadagnò la stima e il rispetto del sovrano arabo. La pacifica rivoluzione di San Francesco ebbe presto ad affrontare i primi problemi, i seguaci iniziarono a deviare dai propositi iniziali, divenendo più colti e accumulando ricchezze. Con la Bolla Pontificia “Solet Annuere” Onorio III riconobbe e rese ufficiale la Seconda Regola che permise maggiori libertà ai frati, ma imponeva la sua accettazione senza nessuna interpretazione.

Il 14 settembre 1224, sul Monte della Verna, Francesco ricevette alcune visioni, fra le quali quella di un Serafino crocifisso, da quest’evento ne derivò la comparsa delle Stigmate sul corpo del Santo. Due anni dopo nel giugno 1226 compose il suo Testamento, dove sottolineò l’importanza di conservare lo spirito originario della Regola, non abbandonando la vocazione ad aiutare gli ultimi e i bisognosi. Muore nell’ ottobre dello stesso anno e viene sepolto nella Chiesa di San Giorgio, da dove sarà spostato nel 1230 per essere trasportato nella Basilica omonima ad Assisi, due anni dopo esser stato fatto Santo da Papa Gregorio IX. 

Per celebrare questa figura immensamente straordinaria che fu San Francesco, in occasione del 750° anniversario della morte di San Francesco d’Assisi la Città del Vaticano ha emesso, il 10 marzo 1977, una serie di sei francobolli che riprendono in particolar modo a “Il Cantico delle Creature” composto dal Santo intorno al 1224.

 Secondo la tradizione questo testo poetico fu composto da S. Francesco due anni prima della sua scomparsa, ma gli studiosi propendono per la tesi secondo cui fu scritto in momenti diversi e riunito solo successivamente. Il Cantico è il più antico testo letterario italiano di cui conosciamo anche l’autore; composto in volgare umbro del XIII secolo, presenta una forma di prosa ritmica assonanzata, un testo cioè che richiama la ritmicità di una canzone. La composizione era infatti fornita di un accompagnamento musicale, di cui lo stesso Francesco fu autore, ma che ad oggi perduto. 

Quest’opera nasce dall’intento di essere una Lode a Dio e al mondo da lui stesso creato, divenendo così un vero e proprio inno alla vita. Nei suoi versi San Francesco ci dona una visione felice e positiva della natura e del rapporto che con essa può instaurare l’uomo; il creato è ciò che ci può avvicinare a Dio, che ci permette di coglierne l’immagine, perciò l’uomo deve e può vivere in fratellanza con esso, trovando una sorta di comunione benefica e salvifica. 

Questo incentrarsi sulla natura fa sì che il Cantico risulti quasi un percorso di conoscenza dal Creato al Creatore, basato principalmente sui sensi e su come essi possano percepire Dio che si può rivelare all’ uomo in momenti di estasi e rapimento. Il messaggio che San Francesco vuole trasmettere è l’esaltazione dell’infinito amore che Dio ha per le sue creature, così, come in una cerimonia liturgica, invita tutte le creature a rivolgersi lodevolmente a Dio che risulta il destinatario ultimo della composizione. 

Il Cantico presenta una serie di elementi naturali che non sono posizionati a caso, ma si rifà alla lettura, data dalla religione cristiana, del sistema cosmico e dell’organizzazione del mondo. La complessa profondità della composizione la si può rilevare anche negli epiteti con cui il Santo si rivolge alle creature, la loro natura è descritta in maniera positiva, si riferisce a loro come “sorella” e “fratello” sottolineando il legame indissolubile fra esse e l’uomo. Quest’ultimo ha sulle proprie spalle un peso maggiore, essendo dotato di libero arbitrio è moralmente responsabile delle sue azioni e può trovare la beatitudine solamente conducendo una vita proba che imiti quella di Cristo e risponda alla legge divina.

Vengono lodati per primi gli astri, utili alla vita e magnifici nella loro visione; Il Sole è qui preso come simbolo della grandezza di Dio. Successivamente troviamo i quattro elementi fondamentali: l’Acqua, il fuoco, il vento e la terra. Questi elementi non sono visti come portatori di disgrazie e catastrofi, ma come sostentamento per l’esistenza delle Creature. Il vento è simbolo di Dio, l’acqua, umile e casta, purifica attraverso il suo uso nel battesimo e nel sacramento della penitenza.

Il fuoco simboleggia lo Spirito Santo ed insieme al vento richiama la Pentecoste; è inoltre una fonte di calore e luce quindi di vita. In ultimo la terra che fornisce con i suoi frutti sostentamento all’uomo e a tutte le altre creature. Ogni elemento naturale è quindi un’allegoria che nasconde nel suo significato simbolico la Salvezza e i sacramenti attraverso i quali è possibile raggiungerla.

Dopo gli elementi naturali S. Francesco si concentra sull’uomo che solo grazie alla venerazione e contemplazione di Dio può raggiungere la Beatitudine. In questi versi il Santo sottolinea che tutto il creato è elemento divino, la sua materialità non lo rende meno valente, ma anzi è immagine della grandezza del Creatore. Di contro però S. Francesco critica il desiderio di possesso dell’uomo, si scaglia contro una certa mentalità che vede nell’ accumulo di ricchezze lo scopo della vita. La natura ci offre tutto quello di cui necessitiamo, la ricerca spasmodica di beni materiali conduce solo al peccato.

In ultimo è trattato il tema della Morte. Quest’ultima è definita “sorella” poiché la nostra dipartita terrena è un evento ineluttabile nella vita dell’uomo, un mero passaggio per arrivare alla vera esistenza, nella contemplazione di Dio, dopo il Giudizio Finale. Il probo infatti non ha nulla di cui temere perché nel giorno della fine del mondo la sua anima sarà salvata e vivrà in eterno. Il Cantico si chiude così con un appello agli uomini di buona volontà affinché con umiltà, attraverso le loro opere, lodino Dio con immenso amore.

Patrimoni d’Arte propone insieme alla filatelia il bassorilievo che riproduce fedelmente il celebre dipinto di Bartolomé Esteban Murillo, “San Francesco abbraccia il Cristo sulla croce”.

L’opera di Murillo si inserisce nel periodo del Barocco, un Barocco non solo concentrato sull’ uso esasperato di decorazioni, ma anche dedito a creare nell’osservatore una sensazione di meraviglia, provocando uno stupore che possa risvegliarne l’animo e accendere la sua attenzione su un mondo sempre più in crisi. L’artista spagnolo punta a descrivere le sue narrazioni pittoriche tramite un dolce naturalismo e una delicatezza sentimentale non ritrovabile in altri pittori dell’epoca. 

“San Francesco che abbraccia il Cristo sulla croce” fu realizzato per un ciclo di affreschi che avrebbero dovuto decorare la Chiesa del loro convento a Siviglia, questa in particolare doveva abbellirne la Cappella. Il significato che dai più è stato dato al dipinto è la rinuncia al mondo dei beni materiali e delle ricchezze effimere da parte di Francesco per abbracciare appieno una vita religiosa incentrata sul donare aiuto e conforto agli ultimi. Simboli di questa rinuncia sono il globo su cui San Francesco poggia il piede, allontanandolo da sé, come segno di rifiuto delle frivolezze terrene, e gli Angeli che recano il libro con la citazione del Vangelo di Luca che recita: “Chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo”. 

Ad una visione più approfondita si può notare che l’intera composizione è concentrata sull’abbraccio che coinvolge San Francesco e la Croce, in un gesto condiviso di profondo legame. Si noti come è presente un moto ascendente, rappresentato dall’abbraccio di Francesco al corpo di Cristo e un moto discendente, con Gesù che scivola verso il Santo come avvolto dal suo gesto. Francesco rivolge uno sguardo d’amore verso il Salvatore, il suo volto è posto vicino alla ferita del costato, la sua bocca sembra come inspirare la Parola dello Spirito, un soffio vitale che rinascerà nelle parole del Santo.

L’immagine rappresenterebbe perciò i valori fondamentali posti come base per l’intero ordine francescano, lo spirito di Carità, la Fratellanza, la professione di Povertà. In senso lato racconta il percorso autentico di buon cristiano, che pone la Fede al centro della propria esistenza. 

Il Bassorilievo è realizzato dall’artista spagnolo Manolo Rodriguez, che riproduce l’opera di Murillo utilizzando la pregiata tecnica della cera persa, una tecnica di lavorazione del bronzo che impreziosisce e rende ancora più originale il manufatto. Questo metodo di lavorazione risulta essere molto

particolare ed esclusivo, coniuga due elementi fondamentali, quali una pratica nel corso degli anni portata alla perfezione esecutiva e una tecnica artigianale che dona ad ogni Opera caratteristiche individuali. Questo particolare processo è capace di rendere ogni bronzo unico e diverso dagli altri e ogni proprietario custode di un’Opera pregiata per materiali e tecnica artigianale di esecuzione.

Tutto comincia nello studio dell’artista, il quale prepara un disegno dell’Opera con l’utilizzo del carboncino, da cui si prenderà spunto per realizzare un primo modello con la creta; da quest’ultimo si otterrà un modello identico in gesso, che sarà quello che verrà inviato alla fonderia. Lo stesso modello in gesso sarà utile per realizzare un ulteriore modello in silicone, sotto forma di due riproduzioni in negativo (fronte e retro) il quale, a sua volta, servirà da contenitore per generare la sua riproduzione in cera.

I negativi in silicone ottenuti vengono lavati, e riposti nella struttura che crea e contiene i modelli e spennellati con un sottile strato di cera. I negativi in silicone vengono fissati alla struttura con dei piccoli chiodi che, a sua volta, viene unita e sigillata da due supporti di ferro laterali. All’apice della struttura è presente un grande foro, nel quale viene colata la cera che penetra all’interno del negativo in silicone, anch’esso forato. La cera in eccesso viene vuotata, la struttura riaperta e, una volta indurita la cera, separati i due negativi per lasciare spazio al nuovo modello cavo e, per l’appunto, in cera.

Il modello viene rifinito a mano per sistemare le eventuali irregolarità e successivamente vengono fusi strategicamente i canali di colata (bebederos), anch’essi in cera, i quali permettono la perfetta distribuzione del bronzo. A questo modello in cera, seguirà un modello in materiale ceramico: il materiale viene versato in un contenitore con all’interno il modello in cera fino a ricoprirlo completamente, andando a creare un modello in materiale ceramico refrattario identico e sopra al modello in cera.

Il modello refrattario viene collocato all’interno di un forno ad una temperatura di 750° per una durata pari alla perfetta cottura del materiale ceramico, così come una perfetta eliminazione della cera; essa si fonde completamente all’interno del materiale refrattario, donando così il nome alla tecnica: cera persa.

Il passaggio seguente è il colaggio: il bronzo viene fuso a 1.200° e versato nel modello ceramico, all’interno del quale si sono creati i canali di colata grazie alla fusione della cera, ottenendo così la riproduzione in bronzo del modello originario. Vengono tagliati i canali di colata e la scultura viene pulita e levigata per togliere tutti i residui di materiale ceramico.

Una volta terminati questi passaggi, l’Opera passa al processo di patinatura protettiva e colorazione del bronzo, donando il tocco finale al manufatto, rendendolo un oggetto unico e prezioso nel suo genere.

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