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La pratica del Giubileo è molto più antica del 1300, anno in cui Bonifacio VIII indisse il primo Giubileo Cristiano.

La tradizione giubilare si rifà infatti alla tradizione ebraica che ogni cinquant’anni prevedeva la celebrazione di un Giubileo, che aveva in questo caso una connotazione più sociale, con prescritte norme di misericordia: la liberazione degli schiavi ebrei, il riposo del terreno dalle colture,e l’estinzione di debiti con la restituzione di case e campi.

Il nome Giubileo deriva dalla parola ebraica יובל (iobel) che indica letteralmente il corno d’ariete e nelle celebrazioni liturgiche ed eventi militari la tromba che le annunciava.

Nel Nuovo Testamento la venuta di Gesù doveva rappresentare l’Ultimo Giubileo, poiché venuto sulla Terra a predicare “l’anno di Grazia del Signore.” Se inizialmente la tradizione del Giubileo doveva richiamare una riconciliazione fra l’uomo e Dio, in una dimensione per così dire verticale dell’evento, di rispetto e venerazione verso il Creatore, con gli Anni Santi del Novecento è diventata importante anche la dimensione orizzontale, ritrovare la pace fra uomo e uomo, durante il Giubileo del 2000 fu chiesta, per esempio, l’estinzione del Debito Internazionale, per una convivenza fraterna fra i popoli. 

Il Giubileo Cristiano nasce, come già accennato, per volontà del Pontefice Bonifacio VIII, che il 22 febbraio 1300 (1299 se si considera la datazione dell’epoca che faceva iniziare l’anno il 25 marzo) con la bolla Antiquorum Habet, dal valore retroattivo, proclama la possibilità di ricevere l’indulgenza plenaria, ossia il perdono di tutti i peccati, se ci si fosse recati, confessati e comunicati, in pellegrinaggio a Roma per quindici giorni visitando le Basiliche di San Pietro e San Paolo Fuori le Mura e le tombe degli Apostoli.

L’Anno Giubilare sarebbe iniziato dal Natale del 1299 e terminato all’Epifania del 1300, anno durante il quale i pellegrini avrebbero raggiunto Roma e lì avrebbero lucrato il dovere di fedele soprattutto con offerte in denaro, denaro che sarebbe servito per opere di misericordia o per l’urbanistica romana.

La Bolla decretava che la ricorrenza, che non aveva ancora assunto il nome di Giubileo, avrebbe dovuto avere cadenza centennale, regola che però non sarà rispettata dai Pontefici successivi. Nel 1350 Papa Clemente VI decise infatti di equiparare la cerimonia cristiana alla cinquantennale prassi del rito ebraico indicendo nello stesso anno un Giubileo inserendo San Giovanni in Laterano tra le Basiliche da visitare per ottenere il perdono plenario.

Nel 1390, anticipando i tempi Urbano VI indice un nuovo Anno Santo, celebrato poi da Bonifacio IX e avversato dal Papa della Sede Avignonese, Clemente VII che ordinò ai suoi seguaci, i più spagnoli e francesi, di non parteciparvi. In quell’anno, oltre alle tre basiliche già nell’itinerario dei fedeli, fu inserita nel percorso giubilare anche Santa Maria Maggiore.

Lo stesso Bonifacio VIII indisse un altro Giubileo nel 1400, seguito nel 1423 da quello di Martino V che decise di far cadere la ricorrenza ogni trentatré anni (33 erano gli anni dal Giubileo del 1390) come l’età di Cristo nel momento della sua morte e resurrezione.

Nel 1450 Niccolò V proclamò un ennesimo Anno Giubilare, stabilendo che la loro cadenza avrebbe avuto un periodo di venticinque anni, consuetudine che fu suggellata dalla Bolla Papale “Ineffabilis Providentia” di Paolo II promulgata nel 1470 e che stabiliva che venticinque anni fosse il periodo corretto tra un Giubileo e l’altro poiché corrispondente similmente ad una generazione umana.

Dal 1475 con l’Anno Santo di Sisto IV la cadenza venticinquennale fu sempre rispettata tranne in due occasioni: nel 1800, causa la conquista Napoleonica e nel 1850, anno della Repubblica Romana e dell’esilio del Pontefice. 

Nel corso dei secoli sono stati indetti anche alcuni Anni Santi Straordinari. Pio XI l’8 aprile 1933 proclamò il Giubileo Straordinario della Redenzione, per ricordare i 1900 anni dalla morte di Gesù che con il suo sacrificio lavò via i peccati dell’umanità.

Nel 1983 Papa Giovanni Paolo II, facendo riferimento a questo precedente, indisse il 1950° anniversario della morte e Resurrezione del Cristo.

Benedetto XVI, ha proclamato ben due Giubilei straordinari: l’Anno Paolino, dedicato al bimillenario della nascita di Paolo di Tarso e l’Anno Sacerdotale per il 150° anniversario della morte del Patrono dei parroci, San Giovanni Maria Vianney.

Da ricordare che per il Giubileo del 2000 Giovanni Paolo II dichiarò che i Fedeli che erano impossibilitati a raggiungere Roma, avrebbero potuto recarsi in pellegrinaggio anche nei Santuari Giubilari stabiliti dai Vescovi o assistere malati e carcerati, ottenendo così la remissione dei peccati. 

Sicuramente uno degli aspetti più importanti del Giubileo è l’Apertura della Porta Santa, poiché con il passaggio attraverso di essa si poteva ottenere l’indulgenza plenaria, il Fedele cioè passava dal peccato ad uno stato di Grazia, in riferimento anche alla figura di Gesù che in Giovanni 10,7 dice: “Io sono la Porta”. 

Per i primi Giubilei non abbiamo informazioni sull’esistenza di una tale Porta, i primi accenni si trovano in una lettera del ‘400 in cui è citata la Porta Santa di San Giovanni in Laterano. Dal secolo successivo tale entrata fu presente anche nelle altre tre Basiliche Maggiori di Roma, San Pietro, San Paolo Fuori le Mura e Santa Maria Maggiore. 

 Tra le Porte Sante la più importante è sicuramente quella di San Pietro: fino al 1975 tale porta era murata alla fine di ogni Giubileo e nel giorno dell’apertura del successivo veniva abbattuto tale muro, con una cerimonia che prevedeva che il Pontefice desse i primi tre colpi con uno speciale martello, aprendo così un varco che gli operai avrebbero poi aperto del tutto.

Nel 2000 Papa Giovanni Paolo Secondo decise, dopo il ricordo dell’incidente sfiorato di Paolo VI che nel Natale 1974 fu quasi colpito da alcuni calcinacci, di far rimuovere anticipatamente il muro, lasciando al Pontefice il compito di aprirla spingendo i battenti, oggi chiusi sino al Giubileo del 2025.

La Porta Santa di San Pietro è stata realizzata dall’Artista Vico Conforti e fusa a Firenze dalla Fonderia Artistica Ferdinando Marinelli, dopo che l’artista vinse il concorso per la sua realizzazione in occasione del Giubileo 1950. Inaugurata nel Natale del 1949, undici mesi dopo l’inizio della sua realizzazione, la Porta fu donata a Pio XII dalle comunità di Lugano e Basilea, nella figura del loro Vescovo, Mons. Francesco Von Streng, per ringraziare il Signore di aver preservato la Svizzera dagli orrori del secondo conflitto mondiale. Le sedici formelle rappresentano la storia dell’umanità, dagli albori della creazione sino ai tempi recenti, con la rappresentazione di Papa Pio XII.

In occasione del Giubileo del 2000 è stata prodotta una speciale tiratura di valori filatelici dalla Città del Vaticano, rappresentante proprio le sedici formelle che formano la Porta Santa di San Pietro. 

Valori filatelici della Porta Santa di San Pietro sono stati inseriti nella Bibbia Filatelica di Patrimoni d’Arte per raccontare con le loro immagini l’Antico e il Nuovo Testamento.

CHERUBINO ALLA PORTA DEL PARADISO E LA CACCIATA DAL PARADISO

Su questo valore filatelico sono rappresentale le prime due formelle della Porta Santa realizzata da Vico Consorti e fusa in bronzo dalla Fonderia Artistica Marinelli; donata a Papa Pio XII ed inaugurata la Vigilia del Natale 1949.

Gli eventi narrati riguardano la cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre e la conseguente caduta, che porterà gli uomini a vivere con la colpa del peccato originale che solo la venuta di Cristo potrà lavare.

Dio creò Adamo ed Eva a sua immagine e somiglianza e gli concesse di vivere nell’Eden, giardino di delizie, a patto che rispettassero alcune restrizioni, fra tutte quella di non mangiare mai i frutti dell’albero della conoscenza del Bene e del Male, pena la condanna a una vita mortale. 

I due però furono tentati e tratti in inganno dal Serpente, simbolo del maligno, e si cibano del frutto proibito. Quasi immediatamente si rendono conto dell’errore commesso e provano un tremendo senso di colpa.

Dio li punisce con la cacciata dal Paradiso Terrestre, condannandoli ad una vita di dolori e fatiche, che terminerà solo con la loro morte. La Caduta separa gli uomini da Dio, viene meno la loro vita in comunione col Padre, fonte di vita.

A guardia della Porta, per scoraggiare qualsiasi tentativo di ritorno alla condizione primigenia, vengono posti dei Cherubini armati di spade fiammeggianti.

ANNUNCIAZIONE E ANGELO

 “Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32 Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”. Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio.” (Luca 1,31-35)

Con Annunciazione si identifica il momento in cui l’Arcangelo Gabriele annuncia il concepimento di Gesù tramite la discesa dello Spirito Santo sulla Vergine Maria. Se nel Vangelo di Matteo l’annuncio viene fatto a Giuseppe, al quale l’angelo chiede di non allontanare Maria, nel Vangelo di Luca è la stessa donna a ricevere la visita della creatura celeste. L’Arcangelo spiega a Maria che sarà colei che porterà in grembo il figlio di Dio, che libererà tutti gli uomini dal peccato. Maria accetta di buon grado la volontà divina, la sua riflessione interiore e il suo assenso sono messi in particolare luce da Luca che nel suo Vangelo sottolinea sempre con riguardo il ruolo della Madonna e della figura femminile in generale.

BATTESIMO DI GESÙ

Il Battesimo di Cristo è narrato nei tre vangeli sinottici con poche differenze nella narrazione. In Marco e Matteo l’ubicazione dell’evento è specificata, viene infatti raccontato che Gesù si reca sulle rive del fiume Giordano al fine di essere battezzato da Giovanni Battista. In Luca non ritroviamo invece nessun accenno al luogo del rito. 

Tutti e tre gli evangelisti scrivono della colomba della colomba dello Spirito Santo che discende su Cristo dopo essere stato battezzato e della voce divina proveniente dal cielo che dichiara “Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto”, a indicare che Gesù sia il vero figlio di Dio e Salvatore di tutti gli uomini.

Nel Vangelo di Giovanni non si fa parola invece dell’evento, ma tramite le parole di Giovanni Battista veniamo a conoscenza che una colomba, quella dello Spirito Santo, discese dal cielo per benedire Gesù, battezzandolo con l’acqua, ma con lo spirito per sottolinearne la sua discendenza Divina.

A differenza del sacramento del Battesimo, che rende il battezzato libero dai peccati e membro della Chiesa, il battesimo di Cristo non avvenne per purificarne lo spirito in quanto già privo di peccato, essendo figlio di Dio. Gesù si sottopose al rito per poterlo consacrare come evento che potesse santificare coloro che vi partecipavano, grazie alle virtù salvifiche che le acque avevano ottenuto dalla sua immersione in esse.

PECCATRICE PERDONATA

La figura della peccatrice perdonata è inserita nella parabola dei due debitori che Gesù racconta a casa di Simone e riportata nel solo Vangelo di Luca. 

Cristo si trovava ospite di un fariseo, Simone e mentre era a tavola fu avvicinato da una donna che piangendo iniziò a lavargli i piedi con le proprie lacrime e ad ungerli d’olio. Simone proruppe dicendo che Gesù non doveva toccare quella donna in quanto peccatrice ma Gesù prese la parola e così parlò “Un creditore aveva due debitori; l’uno gli doveva cinquecento denari e l’altro cinquanta. E poiché non avevano di che pagare condonò il debito a entrambi. Chi di loro dunque lo amerà di più?” la risposta di Simone non si fece attendere “Ritengo sia colui al quale ha condonato di più”. Allora Gesù confermò la correttezza della risposta di Simone e gli disse “Vedi questa donna? Io sono entrato in casa tua, e tu non mi hai dato dell’acqua per i piedi; ma lei mi ha rigato i piedi di lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; ma lei, da quando sono entrato, non ha smesso di baciarmi i piedi. Tu non mi hai versato l’olio sul capo; ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi. Perciò, io ti dico: i suoi molti peccati le sono perdonati, perché ha molto amato; ma colui a cui poco è perdonato, poco ama”.

La donna si rivolge a Cristo con gesti di affetto ancor prima di ricevere da lui il perdono, come se sapesse che Gesù nella sua infinita benevolenza glielo concederà, un atto quindi di assoluta fiducia nei confronti del Salvatore e una profonda dichiarazione di fede nel suo credo.

PADRE MISERICORDIOSO E LA GUARIGIONE DEL PARALITICO 

La parabola è nota ai più come la parabola del figlio prodigo riportata da Luca nel suo Vangelo. Gesù racconta di un padre che dà ai figli tutto quello di cui hanno bisogno, nonostante ciò il minore chiede di aver anticipata la sua parte di eredità. Una volta ottenuta lascia la casa paterna e si reca in una città vicina dove vivrà sperperando tutte le sue ricchezze.

Costretto in povertà, si pente del suo comportamento e si avvia verso la casa del padre per chiedere perdono, ma mentre è in cammino viene visto dal genitore che lo raggiunge e lo abbraccia amorevolmente ancora prima di aver sentito la sua ammissione di colpa. Il padre contento del ritorno del figlio ordina ai servi di uccidere il vitello grasso e di approntare una grande festa.

Il maggiore perplesso del comportamento del genitore gli chiede perché faccia tutto ciò per un figlio che lo ha abbandonato voltandogli le spalle. Il padre dichiara che è il ritorno del fratello deve essere motivo di giubilo perché egli aveva smarrito la retta via, ma l’ha ritrovata, rinascendo libero dalla colpa commessa.

Sebbene la parabola sembri incentrata sul figlio e sul suo comportamento molti hanno ritenuto che Padre misericordioso fosse un titolo più adatto, poiché il vero protagonista sembrerebbe il padre e la sua capacità di perdonare senza aspettare che il figlio si scusi per le sue colpe. Questo andrebbe a rafforzare la volontà di Luca di sottolineare come la misericordia di Dio e il suo amore siano universali e rivolti a tutti gli uomini.

RINNEGAMENTO DI PIETRO E IL PARADISO AD UN LADRO

La prima delle due scene rappresentate sul valore filatelico è il rinnegamento di Pietro. Poco prima di ritirarsi nel giardino degli Ulivi, Gesù profetizzò ai suoi discepoli che sarebbero rimasti sconvolti da ciò che stava per accadere. Cristo infatti era consapevole del suo destino, sapeva che di lì a poco sarebbe stato arrestato e questo fatto avrebbe lasciato interdetti i suoi apostoli che si aspettavano invece una guida forte e trionfante. A queste parole Pietro si risentì e disse a Gesù che mai sarebbe rimasto scandalizzato da alcun fatto inerente al suo Messia. Cristo però lo ammonì con queste parole: “in verità ti dico: questa notte stessa, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte” (Mt 26,34). E questo è proprio quello che accadde: nel momento in cui Gesù fu portato dinanzi al sommo sacerdote, nel giardino del palazzo di quest’ultimo Pietro rinnegò per tre volte Cristo, assicurando che non era un seguace. 

L’avvenimento del rinnegamento è narrato sia nei Vangeli Sinottici sia nel Vangelo di Giovanni con alcune differenze. Nel Vangelo di Giovanni non c’è per esempio nessun riferimento al pianto di pentimento di Pietro dopo aver rinnegato Gesù, cosi come lo stesso atto è posto prima del Sinedrio al contrario degli altri tre vangeli. Nel Vangelo di Matteo inoltre il gallo canta due volte prima che Pietro pronunci le sue parole, mentre canta una sola volta in Marco e Luca. Questo è probabilmente dovuto al fatto che vi furono più fonti per questo episodio, si pensa ad una reinterpretazione e rilettura di diversi testi che avrebbe anche portato a modificare il numero dei rinnegamenti da uno a tre. 

APPARIZIONE A TOMMASO E APPARIZIONE DEL RISORTO

Dopo la sua Resurrezione i Vangeli narrano di molte apparizioni di Gesù ai suoi discepoli. Ogni Vangelo offre la sua versione e si diversifica sia per quanto riguarda coloro a cui Cristo appare sia per il luogo di questo avvenimento. Per Matteo Gesù appare prima a Maria Maddalena e ad alcune donne che portano ai discepoli il suo messaggio di recarsi in Galilea. Arrivati qui Cristo compare loro affidandogli la missione di battezzare e cristianizzare i popoli della Terra. In Giovanni invece le apparizioni sono ben due e questa volta a Gerusalemme. Nella prima appare agli apostoli e fa toccare a Tommaso le sue ferite, per fugare i suoi dubbi sulla Resurrezione; nella seconda assegna a Pietro il ruolo di guida della nascente Chiesa. Una terza apparizione in Galilea presente in Giovanni è frutto di un’aggiunta posteriore. In Luca invece si trovano le discrepanze maggiori poiché nel Vangelo egli colloca le apparizioni lo stesso giorno della Resurrezione, mentre negli Atti, sempre vergati dalla sua mano, racconta di come Gesù trascorra quaranta giorni con gli apostoli per poi ascendere al cielo.

Il significato di queste apparizioni è da ricercare nel passaggio di consegne da Gesù ai suoi Apostoli che dovranno evangelizzare i popoli della Terra, esportando la parola di Gesù per porre così le fondamenta per una Chiesa solida e universale.

Famosa è la vicenda dell’apparizione di Gesù a Tommaso. Nel Vangelo di Giovanni infatti è narrato che in un primo momento l’apostolo non crede alle parole dei suoi compagni ed è incredulo e dubbioso della possibile Resurrezione del figlio del Signore. Otto giorni dopo Cristo compare a Tommaso e così gli rivolge: “Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!” Tommaso scioglie così le sue riserve e rinsalda la sua fede nel Redentore.

Questo episodio vuole sottolineare quanto sia importante la Fede senza condizioni, un credere che deriva dalla profonda fiducia in Gesù e nel suo messaggio salvifico. È così condannato lo scetticismo di Tommaso e di tutti quelli che portano nel cuore il dubbio e il bisogno di conferme alla loro Fede.

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