Curiosità Andy Warhol

Curiosità L’uomo vitruviano
29 Settembre 2020
Curiosità Cartella di Michelangelo
29 Ottobre 2020

Andy Warhol è ormai diventato un personaggio cult del XX secolo, difficile se non impossibile non conoscere almeno una delle sue opere, indimenticabili le sue serigrafie che ritraggono Marylin Monroe o Mao Tze Tung. Warhol ha contribuito a formare un nuovo concetto di arte e ha posto le basi per una rivoluzione del pensiero della società di massa a partire dal secondo dopoguerra.

Warhol, nasce nel quartiere operaio di Pittsburgh, da una famiglia d’immigrati cecoslovacchi. I genitori, Andrej e Ulja Warhola, avevano già due figli quando Andy vede la luce nel 1928. Sin dalla più tenera età dimostra di avere una personalità brillante e creativa, molto simile in questo alla madre, appassionata di arte.

L’infanzia di Andy è segnata da una grave malattia al sistema nervoso che lo costringe a letto per parecchi mesi, periodo nel quale passa le sue giornate ad ascoltare la radio, soprattutto racconti della vita delle star del cinema, e a collezionare foto di personaggi famosi.

Warhol ha sempre sostenuto che questo periodo fu l’inizio del suo interesse accanito per il mondo dello show business e base principale per lo sviluppo della Pop Art.

All’età di nove anni la madre gli regala una macchina fotografica le cui foto venivano sviluppate dal giovane nello scantinato della casa di famiglia. All’età di quattordici anni Warhol assiste alla malattia e alla conseguente morte del padre, che aveva messo da parte i soldi necessari per permettere ad uno dei suoi figli di ottenere un’educazione superiore oltre il semplice diploma. S’iscrive così al Carnegie Institute of Tecnology frequentando i corsi di graphic design.

Terminati i suoi studi, si trasferisce a New York dove inizia a lavorare come grafico pubblicitario. Il suo primo lavoro importante avrà il titolo “Success is a Job in New York” e sarà pubblicato su Glamour. Dopo questa esperienza collabora con altre famosissime testate giornalistiche come Harper’s Bazaar, Vogue e il New York Times, oltre a produrre pubblicità per famose aziende, tra tutte la Miller and Sons, che gli valgono i riconoscimenti dell’Art Director’s Club e l’American Institute of Graphic Arts.

Mentre è nella Grande Mela prende anche la decisione di modificare il suo cognome che da Warhola diventerà Warhol. In questo periodo nascono le sue creazioni con la famosa tecnica della Blotted Line e l’utilizzo di stampi in sughero per riprodurre le immagini in modo serializzato.

Alla fine degli anni cinquanta inizia a interessarsi alla pittura, è però il 1961 che lo consacra come padre della Pop Art, un’arte che rilegge attraverso le sue forme la cultura di massa e il sogno Americano del progresso illimitato.

Nel 1962 arriva al successo mondiale con le serigrafie che riproducono un popolare prodotto del mercato statunitense: le Campell Soup Cans. Queste riproduzioni provocano un lacerante strappo nel mondo dell’Arte, tra chi sostiene l’innovazione e l’originalità di queste creazioni artistiche e chi invece ne deprecava il valore, non potendo essere paragonate alla vera Arte pittorica. Da questo momento inizia a produrre alcune fra le serigrafie che lo renderanno un Cult a livello mondiale, secondo solo all’artista Pablo Picasso: indimenticabili i suoi ritratti di Marylin Monroe, Elizabeth Taylor, Mick Jagger e Mao Tze- Tung. Nel 2008 la serigrafia “Eight Elvises” è stata venduta all’astronomica cifra di 100 milioni di dollari. 

Quello che più ha destabilizzato i critici è stato l’utilizzo della tecnica serigrafica da parte del Padre della Pop Art.

La serigrafia era considerata una tecnica minore rispetto alla litografia o alla calcografia, poiché quasi industriale, più meccanica e capace di riprodurre in serie molte più immagini.

Nonostante ciò, questa tecnica di stampa ha origini antiche, si ritrovano esempi già nella Cina della Dinastia Song, intorno all’anno mille, con stampe di immagini sulle preziose sete cinesi. Il nome deriva proprio dall’unione della parola latina “sericum” (“seta”) e di quella a “γράφειν” (“gràphein”, “scrivere”). Questo tipo di stampa prevedeva l’uso di telai che permettevano il passaggio degli inchiostri sul tessuto di seta.

La tecnica è esportata poi in Giappone e nei paesi confinanti e arriva in Europa nel XVIII secolo, dove prende piede principalmente in Francia, a Lione, dove nasce la famosa “stampa alla Lionesa” Nel 1910 è introdotta la tecnica per le moderne serigrafie con l’utilizzo di componenti fotosensibili.

Warhol renderà famoso a tutto il mondo questo modo di riprodurre immagini, elevandolo a tecnica artistica. Tutto parte da un cliché, una stampa, un quadro o un’immagine poste su un telaio. Il tessuto a maglie è poi trattato tramite un processo fotomeccanico in cui vengono otturate le parti prive di disegno; a questo punto i colori saranno applicati sulla tela e lavorati con una ragla, una lamina di gomma, che permetterà il loro passaggio attraverso la trama e potranno così depositarsi sul supporto cartaceo o di altro materiale posto al di sotto del telaio. Così sono nate le più famose stampe di Warhol, tra cui le note serie “Self Portraits” e “Che Guevara”.

L’interesse artistico dell’artista newyorkese non si ferma tuttavia alla sola pittura, ma tocca tutti i campi del moderno panorama artistico. Warhol si dedica alla stesura di numerosi libri sulla Pop Art e la cultura massificata del secondo dopoguerra, non solo, dirige anche alcuni lungometraggi, arrivando a produrne una sessantina.

Tra i più curiosi film vi è sicuramente “Sleep” in cui Andy riprende, con la tecnica del Long Take, il poeta ed attore sperimentale John Giorno mentre dorme per ben cinque ore e venti minuti. Insieme a “Eat”, girato in bianco e nero e senza colonna sonora, dove viene ripreso altro esponente della pop art Robert Indiana mangiare funghi per quarantacinque minuti, sarà alla fase della sua più grande produzione di cinema d’avangarde dal titolo “Empire”, film dal metraggio rallentato in cui è ripreso per ben otto ore l’Empire State Building di New York. Negli anni ottanta sarà presente anche sul piccolo schermo con programmi televisivi quali Andy Warhol’s TV e Andy Warhol’s Fifteen Minutes su MTV.

Agli inizi degli anni ’60 l’artista fonda il suo studio, The Factory, al quinto piano del 231 East 47th Street, a Midtown Manhattan. Questo doveva essere un luogo non solo dove si sarebbe fatta Arte, ma anche un posto in cui riunire tutte le personalità più famose ed eccentriche di quegli anni; tra i volti noti che furono spesso ospiti e frequentatori della Factory Lou Reed, fondatore dei Velvet Underground di cui Warhol disegnò la copertina del loro primo disco, Mick Jagger, Truman Capote, ma anche Salvador Dalì e Allen Ginsberg. In quel periodo lo studio è stato un porto sicuro per chiunque si sentisse in qualche modo emarginato o mistificato dalla società del tempo, un luogo dove non vi erano giudizi sulle inclinazion sessuali dei suoi frequentatori né sulla loro produzione artistica.

Il 3 Giugno 1968 Warhol, insieme al suo compagno dell’epoca Mario Amaya, viene colpito da alcuni colpi di pistola sparati dalla scrittrice e femminista Valerie Solanas, indispettita per avergli rifiutato uno script per il film al quale l’artista stava lavorando. Per parecchie settimane rimane fra la vita e la morte, subendo diverse operazioni, nonostante sopravviva, porterà sul suo corpo i segni di quest’attentato, costretto a portare un busto correttivo per il resto della vita. Nonostante ciò l’attività artistica di Warhol continua ad essere prolifica fino al 20 febbraio del 1987 quando viene ricoverato per un problema alla cistifellea. Dall’ospedale non uscirà più, morirà infatti il 22 febbraio per un arresto cardiaco all’età di soli cinquantotto anni.  I funerali saranno celebrati alla St. Patrick’s Cathedral di New York e sepolto nel cimitero bizantino di Pittsburgh, accanto ai suoi genitori.

Patrimoni d’Arte, in collaborazione con la Next Exhibition, presenta una mostra incentrata sulla figura di Andy Warhol, non solo l’artista, ma anche e soprattutto l’uomo. Un percorso che vuole raccontarne l’arte e il pensiero, il suo punto di vista sulla società a lui contemporanea, l’America del boom economico e del consumo di massa. 

Tramite una galleria di fotografie, serigrafie, litografie, stampe e acetati il visitatore è immerso nell’atmosfera degli anni cinquanta e sessanta, raccontando la storia di Warhol, il suo percorso artistico da grafico pubblicitario a Padre della Pop Art.

Si potranno ammirare alcune delle serigrafie più famose dalle “Self Portrait” a Marylin per finire con l’iconico Mao Tze-Tung. La mostra narrerà questa eccentrica figura anche grazie alle fotografie dello statunitense Fred W. McDarrah che per trent’anni ha seguito l’artista newyorkese durante la creazione delle sue opere, non solo pittoriche, ma anche cinematografiche. Suggestivo è poi l’allestimento che riprende l’installazione che Warhol organizzò nel 1966 alla Leo Castello Gallery, centinaia di palloncini argentati sospesi nelle sale della Galleria, da qui il nome “Silver Clouds”. 

L’esposizione vuole rendere omaggio ad una figura cardine dell’arte contemporanea che ha saputo rompere con la tradizione del passato artistico portando la cultura di massa e l’ossessione per le celebrità sul palco dell’Arte. Con le fotografie di Anton Perich e le testimonianze di Keith Haring a Basquiat, debitori di Wahrol e continuatori della sua Arte, si chiude il percorso espositivo; un racconto sull’anima ribelle, senza freni, anticonformista e restia alle regole del buon costume dell’uomo che ha rivoluzionato l’Arte rendendola alla portata di tutti.

Comments are closed.


Warning: Cannot modify header information - headers already sent by (output started at /home/customer/www/patrimonidarte.com/public_html/wp-content/themes/betheme/header.php:9) in /home/customer/www/patrimonidarte.com/public_html/wp-content/plugins/send-pdf-for-contact-form-7/classes/send-pdf.php on line 1420