Curiosità L’uomo vitruviano

Cusiorità La Veronica con il volto Santo
29 Settembre 2020

La sempre viva fascinazione di Leonardo per il corpo umano e la sua relazione con il mondo che lo circonda è senz’altro uno dei motivi alla base della realizzazione del famoso Uomo Vitruviano.

Il nome del famoso disegno leonardesco deriva dall’ architetto e studioso di epoca romana Marco Vitruvio Pollione, vissuto a cavallo fra il I secolo a.C. e il I d.C. Per il grande comandante Giulio Cesare fu tecnico militare; le sue competenze furono successivamente riconosciute anche dal primo imperatore romano Ottaviano Augusto dal quale ottenne un cospicuo vitalizio una volta scelto di ritirarsi a vita privata negli ultimi anni della sua vita.

Per ringraziare l’imperatore Vitruvio gli dedicò la sua opera più famosa il De Architectura, un testo suddiviso in dieci libri, dove l’Architettura veniva elevata a scienza, uno studio delle proporzioni che regolano la natura sottolineando come le costruzioni umane ne dovessero rispettare l’organizzazione e l’armonia. Nel terzo libro, dedicato agli edifici sacri e agli ordini architettonici, l’architetto romano asserisce che la “composizione del tempio è una simmetria”, tale edificio deve rispettare principi di armonia, ordine e proporzione uguali ed identici a quelli che regolano le misure fisiche dell’essere umano, rispettando cioè un canone antropometrico di corrette frazioni dell’intera figura che sarebbero servite a realizzare una rappresentazione di un “homo bene figuratus”. Tali principi furono poi ripresi da Plinio nel suo Naturalis Historia; il testo ebbe tra il 1472 e il 1474 ben tre traduzioni in volgare e sembra appurato che una copia fosse in possesso dello stesso Leonardo da Vinci che avrebbe così conosciuto Vitruvio grazie alla mediazione pliniana. 

Nel corso dei secoli successivi il De Architectura e la sua disanima sulla figura umana divennero preziosi alleati per artisti e rappresentanti dell’arte e della cultura, tant’ è che numerosi furono gli intellettuali e gli artisti che si avvicinarono allo studio dell’uomo e delle sue proporzioni. Tra di essi alcuni influenzarono più di altri gli studi leonardeschi, come Leon Battista Alberti che nel suo De Statua ripropose le intuizioni vitruviane che arrivarono così in parte reinterpretate al genio vinciano. Colui il quale fu però il grande ispiratore e predecessore dello studio che Leonardo compì per disegnare l’uomo vitruviano fu l’ingegnarius Francesco di Giorgio Martini, originario di Siena, che incontrò da Vinci in diverse occasioni dove si poterono scambiare opinioni ed idee sui propri studi e riflessioni. Il taccuino di schizzi di Martini, chiamato Codice Vaticano Urbinate Latino, contiene oltre mille disegni e dissertazioni sulle proporzioni delle varie parti del corpo umano e studi sull’altezza correttamente riportata in una rappresentazione grafica. All’interno del volume è possibile ritrovare un disegno che chiaramente era noto a Leonardo, rappresenta infatti una figura umana inscritta in un cerchio e un quadrato con gambe e braccia aperte. 

L’Uomo Vitruviano

Da questi studi Leonardo trasse le conoscenze necessarie per realizzare nel 1490, con la tecnica della punta metallica ed inchiostro su carta, il suo Uomo Vitruviano. È stato stabilito che il disegno leonardesco doveva essere simbolo della Divina Proportione, citata precedentemente da Fra’ Luca Pacioli nell’omonimo testo, un algoritmo segreto che doveva servire a dare credito e certificare le opere di artisti e scienziati. Tale formula, un misto di regole aritmetiche e geometriche, conosciuta solo dalle botteghe di artigiani e maestri, era alla base di qualsiasi creazione artistica che desiderava ricevere l’assenso della Chiesa e rispettarne così i parametri.

L’uomo vitruviano rappresenterebbe non uno, ma ben due, se non tre, uomini. Guardando infatti l’immagine attraverso uno specchio quelli che potrebbero sembrare errori, risultano messaggi nascosti dall’artista vinciano all’interno della sua criptica opera.

Per esempio, la diversità degli occhi non è casuale, ma voluta: l’occhio di destra sarebbe quello di un uomo maturo, mentre quello sinistro apparterrebbe ad un uomo maturo, se non anziano.

Anche la lunghezza differente delle braccia porterebbe grazie a calcoli di sottrazioni e divisioni alla misura esatta degli arti superiori di una perfetta figura umana. Nella rappresentazione ritroviamo si ritrova perciò la Divina Proportione in un sistema che mette insieme misure micrometriche, calcoli aritmetici e giochi di specchi. 

Da Vinci descrive con la sua mano un uomo incastonato perfettamente all’interno di due figure geometriche, il cerchio e il quadrato. Già i filosofi greci, primo fra tutti Platone, consideravano queste due figure geometriche perfette tanto da porle come base alla creazione del mondo.

Nei secoli successivi gli studiosi si divisero in due correnti una definita Homo ad Quadratum inscriveva la figura umana in un quadrato, simbolo terreno, rappresentante l’essere fisico dell’uomo; l’altra l’Homo ad Circulum inseriva l’uomo in un cerchio, simbolo della divinità, del trascendente, e della perfezione. Inserendo l’uomo all’interno di queste due figure, Leonardo voleva perciò sottolineare l’equilibrio tra il divino e l’umano, la sua perfezione, il suo inscindibile rapporto con il Tutto.

Tre sono quindi gli universi che si possono ritrovare nella rappresentazione: l’umano rappresentato dal corpo, la Terra nel quadrato e il Cosmo nella figura del cerchio, concretizzando il rapporto continuo ed inscindibile fra il mondo naturale, l’uomo e il mondo spirituale.  Le parti anatomiche inserite nel quadrato, la gamba verticale, la testa, le braccia a 90° gradi e il busto danno un senso di staticità, rendono la figura stabile, come a dare delle ferme coordinate per controllare il caos della vita. Le seconde membra sono inscritte nel cerchio, dando l’idea del movimento, un senso cinetico alla figura; il centro posto nell’ombelico dell’uomo come origine dell’evento divino.

Le due figure geometriche sono disegnate da Leonardo disassate, l’armonia supposta è in realtà finzione, vi è uno squilibrio fra l’uomo e il divino, se prima l’umano era immagine del divino ora è un mondo nuovo dove si rafforza la razionalità dei fenomeni naturali e dell’uomo; la linea orizzontale posta sopra la testa quasi sembra schiacciarla sottolineando tutto il peso dell’esistenza umana, così come lo sguardo attonito, angosciato ne riflette il significato ultimo.

L’uomo vitruviano costituisce un punto di svolta nella cultura rinascimentale, l’essere umano è misurato e sezionato matematicamente seguendo rigide regole geometriche, l’uomo è posto al centro di tutto, diventa la misura di tutte le cose. La sua importanza non è scemata nei secoli, è rimasto simbolo della grandezza dell’uomo, della sua capacità di dominare la natura vivendo nel rispetto di essa.

Il microcosmo umano segue le stesse leggi del macrocosmo in cui è inserito, il suo corpo è la migliore macchina esistente, in natura non esiste nulla che si possa comparare all’equilibrio di forze che compongono l’essere umano. Una forte simbologia si nasconde dietro questo disegno, è sottolineato l’imperituro legame che lega l’umano ad un ordine superiore che sia esso divino o matematico.

L’ Uomo Vitruviano è conservato oggi alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, e fa parte di una raccolta di fogli vergati dal grande artista. L’opera è stata esposta rarissime volte, l’ultima è stata proprio in occasione del cinquecentesimo anniversario della morte del Genio vinciano, in due mostre a Venezia e al Louvre di Parigi.

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