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Alla fine del Settecento il medico scozzese William Hunter, professore di anatomia alla Royal Academy of Arts di Londra, ricevette da Re Giorgio III la licenza per consultare i disegni di anatomia di Leonardo da Vinci conservati presso il castello di Windsor.

Hunter rimase particolarmente colpito dalla cura e dai dettagli che il genio italiano aveva rappresentato nei suoi appunti, precorrendo di ben tre secoli scoperte scientifiche come le funzionalità del cuore o le caratteristiche del sistema nervoso. Alcuni di questi disegni furono poi pubblicati nel 1898 dal mecenate e letterato russo Fëdor Vasil’evič Sabašnikov.

I fogli anatomici di Windsor erano appunti, disegni, note che Leonardo riportò durante tutti i suoi studi con la finalità ultima di riunirli in un trattato che non vide però mai la luce. L’intento principale era per da Vinci comprendere le funzionalità del corpo, studiarne la complessità per ridurla a principi primi ed unitari comuni a tutti gli uomini.

Si pensa che Leonardo sezionò più di trenta cadaveri, analizzandone gli organi interni, disegnando le varie parti da cui era composto l’umano per poi ricomporle nel disegno. Il linguaggio utilizzato negli appunti è prettamente scientifico, dimostrando una conoscenza approfondita di da Vinci di tutti gli studi precedenti alla sua epoca, il disegno prevaleva sul testo, posto semplicemente a corredo come sintetica spiegazione delle funzioni osservate; arrivò nelle sue ultime composizioni a stilizzare la figura umana e le sue componenti poiché interessato principalmente a sottolineare l’armonia delle funzionalità umane più che la singolarità di ognuna. 

Se lo studio dell’anatomia umana ebbe inizialmente per Leonardo uno scopo puramente artistico, al fine cioè di ricreare in modo più autentico possibile i corpi e i movimenti degli uomini, proseguendo nel suo lavoro da Vinci iniziò a sviluppare un’autentica passione per questi studi tanto che vi dedicò ben vent’anni di vita. Leonardo si avvicinò allo studio anatomico del corpo umano già nel periodo in cui era nella bottega del Verrocchio.

È infatti negli anni del Rinascimento che rifiorì la cultura dell’anatomia artistica, derivata dall’Ellenismo e dalla Scuola di Alessandria, cultura che prevedeva la dissezione di cadaveri per studiare ed approfondire la conoscenza delle forme del corpo umano. Questa pratica era stata in tempi passati osteggiata, dalla Chiesa soprattutto, che vedeva in questa un vero e proprio atto sacrilego.

Nel 1215 Re Federico II di Svevia aveva decretato la possibilità di dissezionare cadaveri ad uso artistico e scientifico; tale scelta fu presto avversata dalla Chiesa che con Bonifacio VIII e il suo “De Sepulturis” del 1299 ne vietò la pratica. Questo diniego non sortì però gli effetti sperati: nel 1300, a Bologna, il medico Mondino de’ Liuzzi fondò la prima scuola di anatomia umana in Europa. Lo stesso medico pubblicò nel 1316 “L’Anatomia” che fu uno dei testi che più suggestionarono ed appassionarono Leonardo.

Nel 1543 il medico fiammingo Andrea Vesalio pubblicò il “De Humani Corporis Fabrica”, testo rivoluzionario dove il corpo umano era rappresentato in modo veritiero grazie allo studio dei cadaveri dissezionati. Questa grande innovazione nel campo dell’anatomia pose le basi per le grandissime deduzioni sulla natura del funzionamento della “macchina-uomo” fatte da Leonardo nei suoi soggiorni fra Milano, Firenze e Roma.

Nel suo periodo milanese fra il 1480 e il 1490 studiò principalmente i muscoli e le ossa, soggiornando a Firenze, dove i giudici dei tribunali consentivano ai medici di sezionare i cadaveri dei giustiziati e concentrò le sue ricerche sulla meccanica del corpo; a Roma, prima che il Papa gli vietasse di dissezionare corpi umani, approfondì le sue conoscenze sulla circolazione sanguigna e gli altri organi interni. Un personaggio che sicuramente aiutò Leonardo nel suo studio dell’anatomia umana, fornendogli la materia prima, ossia i cadaveri da esaminare, fu Marcantonio della Torre, medico dell’Università di Pavia e amico fidato del genio vinciano.

La pratica della dissezione non era comunque vista di buon occhio dalla società del tempo; molto probabilmente Leonardo fu costretto per continuare le sue ricerche a dissezionare corpi durante la notte, rischiando di contrarre una qualche infezione dai cadaveri in putrefazione, che analizzava con strumenti chirurgici da lui direttamente creati, poiché l’equipaggiamento del tempo non gli permetteva di lavorare secondo la sua volontà. Innovativa era anche la tecnica della cera fonduta con cui Leonardo riempiva le cavità di organi come cervello, cuore ed arterie, cosa che gli permise anche di scoprire l’arteriosclerosi e l’ispessimento delle pareti dei vasi sanguigni con il sopraggiungere dell’età avanzata. Per comprendere meglio e più approfonditamente le funzionalità dei muscoli e dei nervi, da Vinci era inoltre solito sostituire questi tessuti organici con dei fili di rame, così da evidenziare i movimenti e le contrazioni e la loro sinergia od antagonismo nello sviluppare il movimento. 

Come già detto in precedenza Leonardo si avvicinò all’anatomia per scopi artistici, non era infatti insolito che pittori e scultori si destreggiassero nelle ricerche sul corpo umano al fine di riprodurre nelle loro opere la perfezione della figura e l’equilibrio di forme che caratterizza l’uomo. È possibile osservare l’applicazione delle sue ricerche sulla funzionalità ossea e muscolare fin dai suoi primi dipinti, come il “San Girolamo”, realizzato intorno al 1480, dove sono messi in evidenza i tendini del collo del Santo, cosi come la muscolatura del braccio teso e il volto da dove emerge una perfetta anatomia del cranio.

Con lo studio delle articolazioni riuscì a rendere con maestria ed unicità espressiva le emozioni e la tensione dei personaggi; dettagliate per esempio sono le mani della Madonna ne “La Vergine delle Rocce”, o quelle delicatamente poggiate in grembo della “Gioconda”.

Leonardo sviluppò la scienza fisionomica, concentrandosi sullo studio delle espressioni, concependo una correlazione fra il cuore, le emozioni e il carattere del singolo individuo. Importanti poi i suoi studi di fisiologia umana, dove i canoni di misura del corpo umano sono sistematizzati in base a specifici rapporti, ad esempio ricerche approfondite sul volume dei muscoli portarono Leonardo a criticare in modo diretto lo stile muscolare esasperato di Michelangelo, sottolineandone quindi la mancanza di conoscenze fisiologiche.

Per quanto riguarda l’anatomia patologica da Vinci studiò da vicino la crescita dell’individuo, dall’infanzia alla vecchiaia, coltivando un particolare interesse per la conoscenza delle cause della morte. Durante un suo soggiorno a Firenze visitò l’ospedale di Santa Maria Nuova, dove riuscì a fare un’anamnesi di un ultra novantenne in fin di vita, scoprendo che la morte, sopraggiunta poco dopo, era stata causata da un blocco vascolare. Nei suoi studi concepì anche come il nostro funzionamento corporale dipendesse dalla respirazione e dalla circolazione sanguigna. Interessante poi la sua teoria sul luogo dell’anima.

Durante l’Umanesimo e il Rinascimento molti furono i filosofi e gli scienziati che si chiesero quale fosse la sede dell’anima, arrivando alle conclusioni più disparate. Per Leonardo il cervello, posto nella scatola cranica, era il luogo depositario dell’anima, arrivando a dedurre che le impressioni dei sensi fossero generate da connessioni particolari prodotte da impulsi del cervello. 

Patrimoni d’Arte offre ai suoi clienti una prestigiosa riproduzione dei disegni di anatomia leonardeschi, i cui originali sono conservati nel castello di Windsor e di proprietà della corona inglese. I vari disegni ed appunti rappresentato i molti studi che Leonardo condusse sulle funzionalità e caratteristiche fisiche del corpo umano, andando a toccare le diverse discipline della medicina moderna. 

Studiò per esempio le articolazioni, lasciando ai posteri precise illustrazioni dei movimenti dei tendini, delle ossa e dei muscoli che compongono l’essere umano. Rappresentò in modo dettagliato l’articolazione della spalla, disegnò una perfetta riproduzione della colonna vertebrale, studiando anche l’osso sacro, approfondì le sue conoscenze sulla muscolatura e il modo in cui essa si contrae, deducendo però in modo errato che questa dipendesse da un maggior afflusso del sangue nel  muscolo in determinate situazioni. 

Il sistema respiratorio fu per lui una sfida maggiore, poiché il tessuto polmonare è particolarmente delicato e soggetto ad un veloce deterioramento. Concepì come il diaframma aiutasse l’atto dell’inspirare e dedusse il ruolo degli stessi muscoli dello sterno e della cassa toracica nell’attività respiratoria. Curioso di conoscere come si espandessero i polmoni durante il respiro, ne studiò i movimenti arrivando a dedurre che l’organo polmonare si espande solo lungo la sua lunghezza e non anche longitudinalmente.

Esaminò anche il complesso sistema nervoso, concentrando la sua attenzione sulla cavità cranica di cui produsse un cospicuo numero di spaccati in sezione, analizzando gli emisferi celebrali strato per strato come fosse la stratificazione di una cipolla, Riempi la scatola del cranio con la cera fonduta arrivando a concepire le caratteristiche del cervello e dell’intricato sistema di nervi. Questi secondo Leonardo erano legati al midollo spinale a sua volta in connessione con il “sensus communis” inerente all’anima umana con sede nel cervello. Sempre grazie a dei modelli in cera smontò la teoria di Galeno che prevedeva per il cuore solo due camere, un atrio ed un ventricolo, ma scoprì la presenza di due atri e due ventricoli, collegati tramite arterie e vene al sistema respiratorio. Dedusse poi che il cuore fosse un muscolo involontario, la cui funzionalità era indipendente dalla volontà dell’individuo e cessava solamente alla morte dello stesso. Paragonò la circolazione sanguigna a quella dei fluidi nelle piante e studio i movimenti del cuore grazie alla vivisezione del cuore di maiali al macello.

Da Vinci compì anche studi sull’occhio e le sue funzioni, individuandone la composizione materiale e i suoi elementi come la retina e il cristallino di cui però non colse il reale e corretto funzionamento. Si rese anche conto che la visione umana non era solamente una visione distinta lungo una linea immaginaria centrale, ma gli occhi hanno anche una visione laterale con cui si possono cogliere oggetti non direttamente in fronte a noi. 

Soprattutto a colpire degli studi di Leonardo sono quelli realizzati nel campo dell’embriologia. Già in epoca classica con Aristotele vi era stato un interesse per la formazione del feto nell’utero materno, questo portò da Vinci ad avvicinarsi allo studio dell’apparato riproduttivo prima dei bovini e poi della donna. Famosa è la sua illustrazione di un feto umano di sette mesi all’interno dell’utero. Leonardo arrivò anche a capire che il bambino era nella pancia materna immerso in un liquido, secondo lui acqua, che gli permetteva di distribuire meglio il suo peso e non gravare sulla madre.  

Sicuramente quello di Leonardo fu un contributo di grandissimo valore allo studio dell’anatomia e del corpo umano, seppure fu un contributo silenzioso poiché i suoi scritti rimasero per molto tempo celati; curioso che nel 1651 il medico inglese Highmore descrisse il seno paranasale sottorbitario e a lui fu attribuita la scoperta quando da Vinci lo aveva già studiato e rappresentato nei suoi disegni più di un secolo prima. Leonardo fu sempre affascinato dalla perfezione insita nei movimenti vitali dell’uomo, arrivò persino a sostenere che nessuna macchina creata dall’ingegno umano potessero compere con la precisione e la regolarità del corpo degli uomini, sicuramente fu influenzato dagli studi classici che sulla “macchina-uomo” erano stati compiuti nel corso dei secoli, ma ben presto riuscì a distaccarsi da quest’eredità portando contributi originali alla scienza anatomica.

Sebbene compì alcuni errori di valutazione e di calcolo, basti pensare alla sopra citata contrazione dei muscoli, è indiscutibile che le sue scoperte furono a dir poco straordinarie, intuì le funzioni dell’occhio anticipando di molto gli studi successivi, riuscì a capire il modo di comportarsi dei tendini e dei nervi sottoposti a degli stimoli. Anche nel campo della medicina perciò Leonardo impiegò tutto il suo genio, dimostrando di essere un’insuperabile personalità poliedrica capace di eccellere in qualsiasi campo del sapere e dello scibile umano.

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