Curiosità Leonardo Da Vinci

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Il 2019 è stato un anno importante per tutto il mondo artistico e culturale non solo italiano, ma anche internazionale. Si è celebrato infatti il cinquecentesimo anniversario della morte del grande genio Leonardo da Vinci, un personaggio che ha sempre suscitato grande interesse per la sua figura eclettica, la sua personalità sfuggente e misteriosa e la sua incredibile quantità di interessi diversi. Da Vinci non era sicuramente un uomo comune, il suo genio era un inesauribile fonte di idee che sfociavano nei più disparati progetti.

Tutto il mondo ha sempre guardato all’artista toscano come ad un personaggio da ammirare, da studiare e comprendere poiché di Leonardo vi è sempre stato molto di più di quello che emergeva dal racconto della sua vita e dalle sue opere. Con le sue invenzioni, i suoi dipinti e i suoi studi Leonardo ci ha trasmesso in modo celato una parte intima di sé, ci ha consegnato un pezzo della sua anima, del suo genio; è riuscito a ispirare l’umanità nel desiderio del progresso della scienza, ha aperto i nostri occhi di fronte alla grandezza dell’uomo e della natura.

Per questo nel 2019 Leonardo è stato celebrato in tutto il mondo poiché il genio vinciano non è un patrimonio solo italiano, ma mondiale, una figura in grado di allacciare le persone unendole nel sentimento di amore per la scienza, il sapere e il vero.Anche Patrimoni d’Arte ha deciso di onorare Leonardo Da Vinci con una medaglia in bronzo celebrativa recante sul dritto il volto del genio vinciano, sul rovescio l’Uomo Vitruviano, uno dei disegni più noti di Leonardo, un lavoro che affascina per la capacità di Da Vinci di comprendere l’umano e ricercarne la perfezione per farne una nuova divinità.

L’intento di Patrimoni d’Arte è quello di restituire, a chi fruirà della sua opera, anche solo una minima parte dell’emozione che si può provare di fronte ai capolavori di Leonardo, il nostro desiderio è quello di rendere omaggio ad un uomo che ha compiuto quello che solo i geni possono fare, sfidare le leggi del mondo per diventare immortali.

È noto che Leonardo nacque il 15 aprile 1452 ad Archiano, vicino a Vinci, ma meno conosciuto è il fatto che fosse un figlio illegittimo del notaio Ser Piero. Rimase figlio unico per ben ventiquattro anni fino a che il padre non riuscì ad avere dei figli legittimi dai suoi matrimoni. Da Vinci fu comunque cresciuto nella casa paterna, amato e coccolato dai suoi nonni e soprattutto dallo zio Francesco che per lui nutriva un sentimento profondo. Nonostante il desiderio del padre che per lui desiderava una carriera notarile, Leonardo intraprese la via degli studi artistici ed andò perciò a bottega dal Verrocchio.

Questa scelta fu forse quella che portò il padre ad escluderlo dal testamento e alla morte di quest’ultimo Leonardo non ricevette neanche una minima parte dell’eredità paterna. Ser Piero aveva inoltre chiesto al fratello Francesco di escludere Leonardo anche dal suo testamento, ma l’uomo legato all’artista da un affetto speciale non diede seguito alla richiesta e lasciò tutti i suoi beni al nipote.

Alla morte dello zio, i fratelli di Leonardo, i legittimi figli di Ser Piero, contestarono il testamento. Ad avversare Leonardo fu soprattutto il suo fratellastro Giuliano, anch’esso notaio. Nonostante la lunga battaglia legale alla fine l’artista riuscì a venire in possesso del podere di Fiesole che lo zio gli aveva lasciato.

Abbiamo detto che Leonardo fu un artista poliedrico, dai mille interessi, ma un particolare che colpisce della sua personalità è una sorta di perenne indecisione, un atteggiamento volto al procrastinare che gli valse più volte l’accusa di essere un personaggio inconcludente. Questo modo di fare leonardesco non era però dettato da pigrizia o una particolare predisposizione all’ozio, ma bensì dal suo costante desiderio di perfezione che pervadeva tutte le sue attività.

Si noti per esempio il suo approccio alla pittura, soprattutto per quanto riguarda le opere murali. Sia per il Cenacolo che per la Battaglia di Anghiari Leonardo si trovava a dover lavorare su una grande superficie muraria, ma invece di utilizzare la tecnica dell’affresco che necessitava di un chiaro e definito progetto visivo e di una velocità di esecuzione elevata optò in entrambi i casi per una tecnica mista, costituita dall’utilizzo di tempere stese su una superficie impermeabilizzata in modo da consentirgli la possibilità di continui ritocchi e cambi nella visione della scena.

Se questa tecnica funzionò in parte per l’Ultima Cena, che subì comunque presto i danni del tempo, lo stesso non si può dire per la sua Battaglia d’Anghiari che doveva abbellire una parete della sala del Consiglio Maggiore di Firenze. In questo caso Leonardo utilizzò della pece greca per l’impermeabilizzazione del muro, ma la sua pittura non attecchiva, il disegno non rimane fissato a lungo. Questo demoralizzò a tal punto Leonardo da costringerlo ad abbandonare il progetto che rimase per ciò incompiuto.

Questi suoi continui ripensamenti facevano si che per il compimento di una singola opera il genio vinciano potesse metterci anche degli anni. È il caso della sua statua equestre per Francesco Sforza. Il desiderio di Leonardo era quello di realizzare una statua che superasse in bellezza e perfezione quella realizzata dal suo maestro Verrocchio per Bartolomeo Colleoni, nemico degli Sforza.

L’artista impiegò anni di studio sull’anatomia di cavalli e tecniche di scultura e per questo sua lentezza perse quasi la commissione dell’opera. Riuscì comunque a realizzare un prototipo in terracotta del cavallo, alto 7 metri e si preparò per realizzare la statua in bronzo con una tecnica mai prima utilizzata, quella della colata unica.

Purtroppo, in quel periodo la signoria milanese era sottoposta a forti pressioni dovute ad una situazione politica instabile e questo portò Francesco Sforza ad utilizzare il bronzo per la statua per costruire invece artiglieria militare. Leonardo non vide mai il suo progetto realizzato, ma nel 1999 l’artista Nina Akamu, con i soldi raccolti dal pilota Charles Dent, riuscì a realizzarne una copia secondo i disegni leonardeschi originari. Questa statua è oggi visibile all’ingresso dell’ippodromo di San Siro.

Leonardo apportò però anche grandi innovazioni nel mondo dell’arte. Compì molti studi scientifici sull’atmosfera e in particolare su come questa sia pari ad un velo che diminuisce e sfoca la nostra percezione delle forme e dei colori man mano che aumenta la loro distanza da chi li osserva. Questo gli permise di rendere in modo perfetto l’idea della profondità nei suoi dipinti andando ad utilizzare la prospettiva aerea, in modo tale che il primo piano risultasse molto dettagliato mentre lo sfondo si perdesse in una sorta di velatura che diminuisce la precisione dei contorni e delle immagini. Un’altra tecnica pittorica molto utilizzata da Leonardo fu quella dello sfumato, un modo di dipingere che conferisce volume e tridimensionalità all’ immagine. I contorni delle figure sono resi tramite un graduale passaggio chiaroscurale, così da non risultare troppo netti compenetrandosi perciò con l’atmosfera circostante in cui sono inseriti i personaggi dei suoi lavori.

Una curiosità che ha sempre affascinato gli studiosi e gli appassionati di Leonardo era il modo in cui egli scriveva. È noto infatti che Da Vinci scrivesse da destra verso sinistra vergando le lettere al contrario. Leonardo aveva imparato fin da giovane a scrivere in entrambi i versi, questo dovuto al fatto che fosse mancino e quindi la scrittura da destra verso sinistra gli permetteva una più facile composizione dei suoi studi.

Dell’artista toscano ci sono rimasti un’infinità di appunti, di argomenti fra i più disparati. Infatti Leonardo era solito appuntare una numerosa quantità di informazioni; tra i suoi scritti sono stati ritrovati conti per la gestione della casa, liste della spesa e anche alcune favole. Da Vinci non era un uomo sistematico, non aveva un metodo prestabilito per archiviare i suoi scritti, i fogli su cui scriveva erano spesso di recupero.

Nonostante ciò ebbe sempre il desiderio di riunire i suoi studi in trattati, ma purtroppo non portò mai a termine questa sua idea. Alla sua morte lasciò all’allievo Melzi tutti i suoi lavori con la richiesta che essi fossero organizzati organicamente e riuniti in trattati per argomenti. Questo avvenne però tempo dopo grazie a Pompeo Leoni che raccolse e catalogò i vari e numerosi fogli lasciati da Leonardo riunendoli in codici. Pensando alla sua immensa produzione colpisce sapere che Da Vinci imparò il latino da autodidatta.

Arrivato all’età di trent’anni il genio vinciano comprese che per proseguire i suoi studi scientifici avrebbe dovuto imparare la lingua che all’epoca era utilizzata da tutti gli intellettuali d’Europa, perciò prese l’impegno di studiare il latino affinché potesse venire maggiormente rispettato il suo lavoro e compreso ai più.

Alla corte di Ludovico il Moro Da Vinci approfondì i suoi studi scientifici e architettonici iniziando ad interessarsi anche alla fisica e alle scienze naturali, come l’anatomia. Leonardo fu un fine scienziato dedito allo studio della natura; nei suoi lavori è chiaro come l’esperienza sia alla base di ogni conoscenza umana, le cose di questo mondo erano ciò che dovevano interessare gli studiosi, poiché erano le uniche cose di cui si potesse avere esperienza diretta. Possiamo definire Leonardo come un uomo concreto, al quale le questioni metafisiche e i quesiti posti dallo spirito non sembravano tanto importanti quanto lo studio della natura.

Celebre è la sua frase:

“io credo che invece che definire che cosa sia l’anima, che è una cosa che non si può vedere, molto meglio è studiare quelle cose che si possono conoscere con l’esperienza, poiché solo l’esperienza non falla”.

Come scienziato studiò anche il volo degli uccelli, animali per cui nutriva un affetto particolare, tanto che si narra che andasse liberando tutti gli uccellini che passeggiando trovava rinchiusi in gabbie. Il suo studio lo portò a capire la correlazione fra il peso e la grandezza dell’apertura alare.

Queste scoperte le applicò ad una delle sue invenzioni più celebri. Leonardo aveva infatti progettato una macchina per permettere all’uomo di volare, uno strumento chiamato il Grande Nibbio. Purtroppo, nonostante le modifiche e le nuove informazioni ricavate dai suoi continui studi, la macchina non funzionò mai.

Da Vinci fu anche il primo a capire che una struttura elicoidale avrebbe potuto favorire il volo e disegnò perciò una particolare macchina composta da una grande elica. Si può dire che l’opera di Leonardo fu un’anticipazione del moderno elicottero. Nel Codice Atlantico è invece possibile trovare un prototipo che ricorda molto da vicino la moderna bicicletta.

Le invenzioni leonardesche non si fermarono però solo al campo della meccanica e della dinamica. Tra il 1502 e il 1503 lavora per Cesare Borgia come ingegnere militare e si reca in numerose città della Romagna e delle Marche, per studi di idraulica e sulla costruzione di fortificazioni. Proprio in questo frangente compie innovativi studi di cartografia e descrizione dei paesaggi.

Lo studio del paesaggio e del territorio non era per Leonardo un semplice vezzo, ma un elemento importante della sua formazione, grazie ad esso infatti riusciva a creare nelle sue opere una perfetta cornice paesaggistica in relazione al luogo naturalistico dove la scena prendeva forma. Nella Gioconda così come nelle Vergini delle Rocce lo sfondo paesaggistico rivela uno studio approfondito da parte dell’artista, la verità naturale che ne traspare fa si che gli elementi naturalistici siano identificabili con elementi veramente esistenti della realtà e non siano solo frutto della fantasia di Da Vinci.

Questa sua naturale predisposizione alla conoscenza della natura aveva fatto sì che il Verrocchio, negli anni in cui Leonardo era da lui a bottega, lo incaricasse del perfezionamento e delle rifiniture dei paesaggi delle sue opere. L’ingegno di Leonardo si concentrò anche sullo studio di macchine d’assedio e di ordigni militari; progettò carri armati, pistole a tamburo, simili alle odierne mitragliatrici e cannoni che potevano sparare proiettili grazie all’uso di meccanismi azionati dal vapore. Nel 1936 poi fu progettato in Italia un dispositivo meccanico semovente che si rifaceva ai disegni quattrocenteschi di Da Vinci.

Il Genio di Leonardo comprese anche studi di ingegneria e di architettura. Come opere civili Leonardo lavorò sull’ideazione di canali che permettessero alle città italiane di avere un accesso al mar Mediterraneo. Studiò a lungo la possibilità di deviare il corso dell’Arno per permettere a Firenze di avere uno sbocco sul mare così da non dover più dipendere dalla città di Pisa. Per quanto riguarda Milano, progettò una serie di modifiche ai vari canali fluviali mercantili che circondavano la città.

Alcuni secoli dopo l’idea fu poi realizzata in parte facendo nascere l’area che è oggi i Navigli. Da Vinci disegnò anche una grande quantità di modelli diversi di ponti. Ideò ad esempio un ponte autoportante, piccolo e facile da montare, con una struttura in grado di reggersi da sé grazie agli incastri delle sue parti. Teorizzò anche ponti girevoli in grado di ruotare in modo da permettere il passaggio delle navi e dei mercantili e ponti di chiuse formati da paratie con cui il livello dell’acqua poteva essere alzato od abbassato in modo da permettere la navigazione di zone anche con forti dislivelli. Un curioso progetto a cui Leonardo lavorò fu quello per un ponte sul Bosforo.

Da Vinci era stato informato da alcune spie veneziane che il sultano dell’impero ottomano era intenzionato a costruire un ponte sullo stretto che collegava il Mar Nero al Mar Mediterraneo. Disubbidendo alle convenzioni della sua epoca che impedivano di aiutare in qualsiasi modo gli infedeli islamici, Leonardo si mise in contatto con Byaceto II e in una lettera spiegò al sovrano che intendeva progettare un ponte che conducesse da Istanbul a Galata, una costruzione imponente in grado di permettere il passaggio delle navi sotto le sue arcate.

Il ponte avrebbe dovuto essere lungo all’incirca 420 metri ed essere costruito nel punto più stretto del canale del Bosforo; sopra di esso sarebbe poi stato inserito anche un passaggio pedonale. Il progetto era per i tempi impossibile da realizzare e fu rifiutato dal sultano che lo considerò troppo ambizioso. Lo studio leonardesco fu quindi abbandonato e ritrovato solo negli anni Cinquanta del ‘900 negli archivi di stato turchi. Nel 2011 in Norvegia è stato realizzato un ponte che si ispira proprio a questi disegni mentre recentemente il governo turco si è pronunciato favorevole ad una possibile realizzazione degli stessi.

Un contributo di grandissimo valore fu dato da Leonardo negli studi del corpo umano e dell’anatomia. Da Vinci fu sempre affascinato dalla perfezione insita nei movimenti vitali dell’uomo, arrivò persino a sostenere che nessuna macchina creata dall’ ingegno umano potessero compere con la precisione e la regolarità del corpo degli uomini.

Il suo nome può essere annoverato fra quelli dei padri fondatori della scienza anatomica poiché durante la sua vita Leonardo studiò sistematicamente ed in modo approfondito tutti gli elementi costitutivi della macchina uomo.

Durante la sua permanenza a Milano, studiò i muscoli e le ossa, a Firenze si impegnò in ricerche che riguardavano la meccanica dei movimenti mentre nell’ultima fase della sua esistenza si concentrò sull’ esame della circolazione sanguigna e degli organi interni. Di tutte queste ricerche ci rimangono i suoi disegni anatomici, illustrazioni straordinarie perché riprendono per la prima volta l’interno del corpo umano. Particolare interesse lo dimostrò nei confronti del cuore e delle sue funzioni.

Sebbene formulò una tesi errata per quanto la circolazione sanguigna, che Leonardo riteneva in tutto simile a quella della linfa negli alberi, fu in grado di comprendere la natura di muscolo del cuore e della sua importante funzione nel regolare il calore del nostro corpo. Curiosi sono poi gli esami compiuti sulle capacità dell’occhio: per studiarne meglio la composizione interna da Vinci prese un occhio di bue e lo mise a bollire in una chiara d’uovo. Riuscì così a studiarlo e a scoprire le funzionalità della retina e del nervo ottico.

La sempre viva fascinazione di Leonardo per il corpo umano e la sua relazione con il mondo che lo circonda è senz’altro uno dei motivi alla base della realizzazione del famoso Uomo Vitruviano. Essendo un simbolo del grande genio di da Vinci è stato scelto per essere rappresentato sul rovescio della medaglia celebrativa realizzata per ricordare ed onorare il grande artista.

L’ opera di Leonardo, realizzata con la tecnica della punta metallica ed inchiostro su carta, omaggia con il suo nome l’architetto romano Vitruvio vissuto nella prima metà del I secolo a.C. Il disegno fu eseguito rispettando le proporzioni ideali del corpo umano che Vitruvio elencò nel suo De Architectura.

Secondo altri studiosi invece le proporzioni del corpo rappresentato sono più vicine alle ricerche di Leon Battista Alberti, indicate nel suo De Statua. Realizzato nel 1490 da Vinci descrive con la sua mano un uomo incastonato perfettamente all’interno di due figure geometriche, il cerchio e il quadrato.

Già i filosofi greci, primo fra tutti Platone, consideravano queste due figure geometriche perfette tanto da porle come base alla creazione del mondo. Il cerchio rappresenta la divinità, il trascendente, mentre il quadrato è simbolo della terra. Inserendo l’uomo all’interno di queste due figure, Leonardo voleva perciò sottolineare l’equilibrio tra il divino e l’umano, la sua perfezione, il suo inscindibile rapporto con il tutto e l’Universo.

La figura umana è disegnata nuda, posta centralmente, i capelli sono lunghi e mossi, il volto è quello di un uomo di mezza età. Le braccia e le gambe sono rappresentate in due posizioni differenti mentre l’ombelico funge da centro per il cerchio in cui la figura è inscritta.

L’uomo vitruviano costituisce un punto di svolta nella cultura rinascimentale, l’essere umano è misurato e sezionato matematicamente seguendo rigide regole geometriche, l’uomo è posto al centro di tutto, diventa la misura di tutte le cose. La sua importanza non è scemata nei secoli, è rimasto simbolo della grandezza dell’uomo, della sua capacità di dominare la natura vivendo nel rispetto di essa. Il microcosmo umano segue le stesse leggi del macrocosmo in cui è inserito, il suo corpo è la migliore macchina esistente, in natura non esiste nulla che si possa comparare all’equilibrio di forze che compongono l’essere umano.

L’ Uomo Vitruviano è conservato alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, e fa parte di una raccolta di fogli vergati dal grande artista. L’opera è stata esposta rarissime volte, l’ultima è stata proprio in occasione del cinquecentesimo anniversario della morte del Genio vinciano, in due mostre a Venezia e al Louvre di Parigi.

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